|
diario di un pellegrino 1
diario di un pellegrino 2
|
GERUSALEMME:
dintorni e sino
al Getsemani
Gerusalemme, cittá santa e di contrasti secolari ed apocalittici. Al primo
impatto che si ha con la periferia, la p redominanza
del cemento é innegabile. Un susseguirsi di edifici architettonicamente
obbrobriosi: parallelepipedi di cemento edificati con schema militare.
Tutta la cittá nuova, che si estende a nord-ovest, é edificata non tenedo
in alcun conto di un inserimento armonico e ambientalmente gradevole dei
moderni insediamenti, nati per rispondere alle esigenze abitative dei
coloni provenienti prevalentemente dall’Occidente.
È giá facilmente percepibile sin dalle prime battute lo spirito
aggressivo, spiccio e non curante della realtá pre-esistente che ha
animato i primi architetti israeliani.
Qui si trovano la Knesset, il Parlamento israeliano, la Banca d’Israele,
la Corte Suprema, la nuova Universitá ebraica, il Centro dei Congressi, i
Musei dell’Olocausto, la Tomba monumentale di Teodor Herzl, lo Stadio, gli
Ospedali, i grandi alberghi come l’Holiday Inn (dove i nostri politici, di
destra e di sinistra, alloggiano durante i loro soggiorni diplomatici, ben
lontani dalla vera Gerusalemme, a est), ed infine le abitazioni degli
israeliti che contano: politici e uomini di potere.
Addentrandosi in un traffico caotico, si possono scorgere qua e lá alcuni
antichi edifici di architettura inconfondibilmente araba. Ma essi sono in
stato di abbandono, con i muri talvolta brecciati ed i segni dei
proiettili di grosso calibro esplosi nel passato; i vetri delle finestre
sono in frantumi sin ai piani piú alti. Ma siamo nella parte oggi ebraica
della cittá.
Gli askenazi, con i loro cappelli neri, i loro impeccabili completi scuri
e le treccioline cadenti ai lati, sono, insieme ai militari che stazionano
un po’ ovunque, la nota caratteristica di quest’area.
Ma finalmente si scorgono le vecchie mura,
la Cittadella da cui spicca la Torre di David, la Porta di Jaffa e la
Porta Nuova, dinnanzi alla quale il mezzo che ci trasporta si ferma per
far scendere i pellegrini. Da qui bisogna proseguire a piedi, ognuno con
il proprio bagaglio di effetti personali e di personali interrogativi ed
aspettative, addentrandosi per poche centinaia di metri oltre le mura
vecchie, nel dedalo di stradine che conducono pian piano nel cuore di
Gerusalemme e di cui si cominciano a sentire i battiti reali, soffocati
sino ad allora dal frastuono della modernitá metropolitana.

Nella Cittá Vecchia, eccezion fatta per
limitati percorsi che conducono a postazioni di Polizia, non si puó
viaggiare in auto o in bus, essendo per lo piú una ragnatela di vicoli
strettissimi, con scale e scalini ovunque, bassi archi e passaggi talvolta
talmente stretti dove si puó passare solo in fila indiana. Stranissimi
mini-trattori, molto stretti, tipo quelli che si usano per la vendemmia,
si occupano del trasporto di merci e cose che caricano su altrettanto
stretti rimorchi agganciati posteriormente.
DUE
PAROLE SULL'ISTITUZIONE DELLE CASE NOVE IN TERRA SANTA
Casa Nova di Gerusalemme si trova all’interno di tale contesto, a ridosso
della Basilica del Santo Sepolcro. Essa è il luogo per l’accoglienza dei
pellegrini, di proprietá dei Padri Francescani che hanno la Custodia della
Terra Santa e che hanno conservato e riscattato a caro prezzo molti
edifici, riservandoli all'ospitalitá di chi ha l’avventura e la fortuna di
giungere sin lí.
È praticamente un grande pensionato, organizzato come un modesto albergo,
con un’accogliente recezione dove personale multilingua è in grado di
aiutare i pellegrini per andare incontro alle loro esigenze, dotato di
confortevoli e semplici camere dotate di servizi, vari salottini per i
raduni dei vari gruppi di pellegrini, un efficiente bar attrezzato per
poter degustare un ottimo caffé all’italiana, servito da un simpaticissimo
amico (un giovane cattolico palestinese), una grande area per la refezione
ed il consumo dei tre pasti giornalieri (cucinati eccellentemente in stile
italiano da ottime cuoche arabe), una sala per la televisione dove é
possibile seguire, per chi lo desidera, i notiziari e programmi italiani,
una cappella. Tutto eccellentemente organizzato ed estremamente pulito.
La sveglia é alle 6.30, colazione alle 7,
in marcia alle 7.30. Dapprima bisogna cercare di avere una visione il piú
ampia e panoramica possibile del contesto in cui ci si é venuti a trovare.
Padre Pio, il sacerdote francescano
organizzatore ed accompagnatore, nonché predicatore, decide di portarci
prima fuori dalle mura, verso la parte est. Qui si nota meglio il
contrasto tra la parte israelita e quella araba: tra le zone dove con una
pioggia di dollari (ed espropriazioni varie ai danni di arabi palestinesi
musulmani e cristiani) si sono ottenute buone strade, case e servizi, e
quelle invece dove la povertá e l’abbandono regnano sovrane e dove i
bambini giocano in mezzo alle macerie.
Commenti espliciti e senza mezze misure
riportano l’esperienza vissuta in decenni di vita in Terra Santa.
Talvolta Padre Pio contraddice
fraternamente alcuni pellegrini, affetti da quel frainteso senso ecumenico
che ha conquistato la maggior parte dei cattolici italiani ed occidentali,
a causa delle riunioni sincretiste alle quali sono stati abituati a casa
loro, e lo fa con estremo senso di umiltá.
Egli ha ben chiaro il contrasto esistente
tra un’educazione mediatica, e talvolta anche religiosamente deviata,
occidentale ed una realtá crudamente e crudelmente faziosa, dove a farne
le spese sono i piú deboli ed indifesi, che sono la maggior parte della
popolazione.
Senza perdere quindi il senso delle veritá
che bisogna comunicare ai pellegrini, si cerca di introdurli gradualmente
nella prospettiva di caritá cristiana che si puó e si deve applicare
praticamente e pragmaticamente alle problematiche presenti sul campo.
Un'evidente gran fede ed un amore senza condizioni per la Croce, lo
guidano con spirito di caritá; Padre Pio cerca di non venire mai meno
all’obbligo di dire la veritá.
Quando mi permisi di comunicargli il
dissenso che alcune sue affermazioni poco ecumeniche avevano suscitato tra
alcuni fedeli neo-modernisti, egli si limitó a ribattermi, alzando le
spalle ed allargando le braccia: “Questa è la veritá e la realtá delle
cose: non posso dire diversamente, perché direi delle bugie”.
Nella parte araba, ad est, dopo aver
oltrepassato il viale di Sultan Suleiman, ed aver scorto in lontanaza alla
nostra sinistra il Museo Rockefeller, ci addentriamo nella periferia di
Gerusalemme.
Qui molte costruzioni sorte per venire
incontro alle esigenze abitative dei palestinesi, che si sono ritrovati da
un giorno all’altro senza una casa, perché spianata dai bulldozer e
caterpillar israeliani, sono state eseguite dai Francescani a loro spese e
su terreni di loro proprietá. Anche gli unici poliambulatori e
l'orfanotrofio funzionanti in favore degli arabi palestinesi sono opere
francescane.
Queste opere sono andate in soccorso di
famiglie cristiane, ma anche musulmane, rompendo talvolta il muro di
incomunicabilitá ed aprendo in alcuni casi una breccia verso un
interrogativo di comprensione delle ragioni cristiane da parte di famiglie
oneste di religione islamica. Non é cosa di poco conto in quell’area e,
come un fiore tra i sassi del deserto, potrebbe, se non spazzato dalla
furia degli elementi, crescere miracolosamente come conversione o atto di
fede nel cuore dei piú onesti. Una sfida millenaria che ha subito molte
persecuzioni e sconfitte, ma che resta, a fronte dei risultati
faticosamente ottenuti - temporali e spirituali - il nocciolo della
missione cattolica.
O c’e qualcuno che crede, oggi piú di ieri, di poter
evangelizzare e fare apostolato, convertendo anime a Cristo e conservando
allo stesso modo la custodia dei luoghi sacri e la memoria storica delle
origini della nostra Santa religione, menando fendenti di spada a destra e
a manca?
E` stata un’impresa epica e nobile, quella
delle Crociate, protrattasi per secoli dal primo millennio della
cristianitá in poi, motivata e resa lecita dalle innumerevoli aggressioni
e crudeltá compiute dai novelli Cavalieri di Allah ai danni della
cristianitá e dei luoghi a lei sacri, il Santo Sepolcro in primis, e
garantita da un’omogeneitá confessionale e d’intenti dell’intero popolo
cristiano, scismatici e bizantini inclusi. E nessuno, tantomeno i frati
della Custodia, rinnega le innumerevoli ed innegabili grandiose opere
svolte in favore della Chiesa e della cristianitá dai generosi cavalieri
che, abbandonando interessi e affetti, andarono incontro a morte probabile
e tribolazioni certe. Nessuno qui si vergogna delle imprese dei Cavalieri
Crociati.
Le mura di fortificazione, le chiese e
l’intera cittadina costiera di Acri, per esempio, sono ancora solidi
testimoni di una fede spinta oltre ogni umano azzardato limite.
Ma segni indelebili del periodo crociato
sono visibili un po’ ovunque, e sono caratterizzati dal trasporto
religioso per erigere chiese e cappelle, fortificare conventi, apportare
migliorie strutturali agli edifici, abbellire gli interni con affreschi e
mosaici che potessero meglio rappresentare i passi evangelici a cui si
riferivano gli specifici luoghi santi. E a dispetto del tempo, delle
guerre e delle devastazioni iconoclastiche, ci perviene ancora oggi tutto
il loro messaggio di indubbia nobiltá d’animo.
Non si può negare, ad onore della verità, e chi ha
studiato le crociate non puó che darmi ragione, che in diverse occasioni
alcuni nobili venuti dall'Europa cristiana non furono animati da nobili
intenti, arrivando addirittura a farsi guerra tra loro nei Luoghi Santi
per disputare su città e ricchezze da depredare, e che di saccheggi
gratuiti e massacri in nome del potere e della ricchezza ne sono stati
compiuti.
Anche alcuni religiosi purtroppo si
coprirono di infamia approfittando di una posizione di favore e di potere,
lontani dagli occhi di Roma, per agevolare i propri interessi personali.
Anche qui vale il detto che la Chiesa è una
"casta meretrice", casta perché santa, indefettibile ed infallibile nella
sua istituzione e nella sua dottrina, e meretrice perché composta da
uomini peccabili, i quali tuttavia non hanno potere di intaccare la
santità della Chiesa.
Ma sappiamo anche, perché la storia ce ne
informa ampiamente, che dopo la capitolazione dei Cavalieri Crociati solo
ai frati minori, confratelli di San Francesco, fu concesso dai maomettani
il salvacondotto e l’autorizzazione per rimanere nei luoghi santi.
La Santa Sede concedette a questi
religiosi, sin da quei tempi, l’autoritá per decidere di far partire o
farvi restare i pellegrini a loro insindacabile discrezione, arrivando a
conferire ai frati il potere di scomunicare chi decidesse di non obbedire.
Giá Sant’Ignazio di Loyola, verso la metá
del XVI secolo, sperimentó personalmente tali disposizioni, quando i
francescani decisero che egli non fosse ancora debitamente maturo per
un’esperienza mistica stabile in Terra Santa, e ci racconta lui stesso che
ai pellegrini che giungevano al limitare delle alture, dalle quali era
possibile cominciare a scorgere la cittá di Jerusalem, la prima immagine
offerta loro era quella dei frati, fuori dalla cittá, con la croce in mano
per riceverli (Ignazio di Loyola – Racconto di un pellegrino - 45, 1 - 46,
6).
Dall’altura del Monte Oliveto, o Monte degli Olivi,
lo sguardo si perde a contemplare il panorama del deserto di Giuda, con
stagliata all’orizzonte la valle del Giordano ed uno spicchio del Mar
Morto. A sinistra la catena transgiordanica delle montagne di Moab, a
destra Gerusalemme, con le cinta della cittá antica circondata dai
quartieri moderni.
Viri Galilei…“Uomini
di Galilea, cosa state mirando in alto?”,
sono le parole dell’angelo strettamente connesse all’apparizione di Nostro
Signore Gesú Cristo agli undici apostoli.
E sul Monte degli
Olivi la tradizione vuole che si trovi la pietra dalla quale il Salvatore
ascese al cielo. Intorno ad essa i crociati costruirono un’edicola, o
cappella, ottagonale, appesantita sgraziatamente da una cupola che intorno
all’anno 1200 i seguaci del Profeta aggiunsero per trasformarla in
moschea. Oggi Viri Galilei e Chiesa dell’Ascensione sono luoghi
liberamente accessibili alla cristianitá, parte sotto la giurisdizione
greca ortodossa e parte in custodia ai Francescani.
Scendendo verso valle è d’obbligo una
visita alla Chiesa del Pater, dove la tradizione narra che Gesú abbia
insegnato l’orazione (il Padre Nostro), per la seconda volta, ai Suoi
discepoli. La suggestiva grotta, nella quale Nostro Signore soleva
talvolta soffermarsi con gli apostoli, é di proprietá delle Suore
Carmelitane, le quali detengono anche la giurisdizione del Santuario e del
Convento.
Le pareti del chiostro sono coperte dalle
trascrizioni della preghiera per eccellenza tradotta in tutte le lingue
del mondo. Una puntata a Betfage, dove Gesú mandó due discepoli a reperire
l’asino che gli sarebbe servito come cavalcatura per l’ingresso trionfale
a Gerusalemme, ed infine il Dominus Flevit.
Da una splendida terrazza panoramica che si
raggiunge portandosi dalla sommitá del Monte Oliveto verso la Valle del
Cedron, al confine del muro meridionale della Citta Vecchia, si ha una
visione privilegiata del giardino del Getsemani, a destra, con sottostanti
il Cimitero Ebraico, quindi quello Cristiano con le cosiddette Tombe dei
Profeti, e dall’altra parte del canalone, a ridosso delle mura antiche di
Gerusalemme, il Cimitero Musulmano, con la Moschea di Omar, la Cupola
sulla Roccia, sovrastante.
LA CROCE
SULLA MEZZALUNA
La Citta Vecchia è da quassú chiaramente
visibile nei suoi contorni e contrasti, l’antichitá e la modernitá, i
campanili delle chiese ed i minareti. Su tutto domina la Moschea Qubbet
as-Sakhra, The Dome of the Rock, la Cupola sulla Roccia, con la sua
grandiosa e sfavillante cupola dorata.
La fronteggia, dal lato opposto del
canalone, al di fuori delle mura ma alla sua stessa altezza, il Monastero
Russo delle suore ortodosse. Le sue croci dorate, sormontanti altrettante
cupole dorate poste in sommitá dei cinque campanili, contendono il primato
d’elevatezza alla Moschea di Omar ed alla mezzaluna che le é posta in
cima.
Durante il periodo in cui i Crociati
reggevano il potere in Gerusalemme la mezza luna fu rimossa e sostituita
con una croce dorata, chiamando quel luogo, edificato sopra l’altare
dell’olocausto, “Templum Domini”. Successivamente alla loro caduta la
croce fu distrutta e la mezza luna di Mohamed fu rimessa al suo posto.
Dalla terrazza panoramica, di cui si
accennava poc’anzi, si scende quindi a piedi attraverso i cimiteri,
Ebraico prima e Cristiano poi, per accedere, attraverso un portoncino, nel
recinto del Dominus Flevit.
Qui la tradizione vuole che Nostro Signore
Gesú Cristo abbia pianto su Gerusalemme. E` questo un luogo di preghiera e
raccoglimento, dove per facilitare la meditazione sono state edificate dai
francescani alcune piccole casupole, di semplice composizione ed arredo
spartano, poste sulle terrazze e nascoste tra gli ulivi. Un romitaggio per
chi desidera fermarsi a pregare a Gerusalemme, in un clima di austeritá

“RESTATE QUI
E VEGLIATE CON ME” (Mt. 26,38)
Questi giardini di piante d’olivo posti
fuori dalle mura della cittá, e ben di fronte ad essa, erano i luoghi ove
Gesú, durante le sue permanenze a Gerusalemme, soprattutto per predicare
nel Tempio, era solito ritirarsi al tramonto in compagnia degli apostoli.
Perché la tradizione vuole anche che per il
riposo si riunissero in una grotta nascosta tra le fronde: la Grotta del
Tradimento. È in quell’angolo di giardino nel podere del Getsemani, dopo
l’ultima cena, che Gesú si ritiró con gli apostoli per pernottare.
Getsemani, secondo un’espressione ebraica,
significa “magazzino dell’olio” o “pressoio”, gath-shemen, ed a questo
serviva la buca scavata nella roccia, dove la tradizione indica fossero
radunati gli apostoli per riposare, mentre Gesú, a “quasi un tiro di
sasso” (Lc 22,41) pregava e agonizzava. Per questa ragione Giuda ben
sapeva dove condurre le guardie di Erode ed in quale grotta esattamente lo
avrebbe trovato. In questo luogo Gesú tornó dai Suoi discepoli e qui la
tradizione indica il luogo esatto in cui Egli pronunció le parole “Giuda,
con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”. Vari restauri e scavi,
crociati e successivi, ci indicano questo come un luogo di culto sin dal
nascere della cristianitá.
A pochi metri troviamo la Basilica
dell’Agonia e di fianco ad essa, robustamente recintato con una cancellata
di ferro, che ne permette tuttavia la piena visione, si trova un piccolo
giardino composto di alberi d’olivo millenari.
Sono gli stessi sotto i quali Nostro
Signore inizió la Sua agonia e che ci capita di rievocare nella nostra
mente mentre meditiamo e contempliamo il Primo Mistero Doloroso nel Santo
Rosario.
Il caso volle che mi trovassi in quel luogo
in compagnia di un gruppo di amici pugliesi, persone semplici, contadini e
piccoli allevatori; uomini e donne con il volto scavato dalle fatiche e
dal sole, ma con una luce negli occhi che rivelava la Fede degli umili, di
coloro che sono a Lui piú vicini e graditi.
Tra di essi avevo stretto una particolare
amicizia, spontanea ed imprevista, con quello che chiameró il compare
Vito. Ad un certo punto lo vidi in disparte mentre una lacrima gli
scendeva sul viso. Anche altri del gruppo esprimevano tratti
particolarmente seri e di commozione. Sicuramente il luogo é suggestivo e
non induce a pensieri gioiosi.
Ma c’era di piú. Un loro caro amico e
compaesano si era da poco accomiatato da questo mondo materiale, ed egli
era colui che si era occupato per decenni della cura e potatura degli
olivi del Getsemani, specialmente di quel piccolo gruppetto di piante
millenarie.
Riguardando anche io gli alberi ben curati
e potati, con la terra tutto intorno pulita e sistemata, capii che
attraverso essi i miei amici pugliesi avevano rivisto tutto l’amore e
tutto l’impegno che questo bracciante volontario, proveniente dal
Tavoliere, loro amico d’infanzia e compagno di lavoro, aveva profuso per
la Terra Santa in anni di dedizione silenziosa, lavorando e pregando,
proprio lí dove Nostro Signore amava pregare in solitudine.
Presi allora compare Vito sottobraccio per
continuare nel cammino.
Padre Pio intanto ci chiamava a
raccolta:
“Pellegrini!!!”…..il pellegrinaggio
continua…..
"Andiamo
in preghiera al Santo Sepolcro, a Betlemme, a Nazareth".
"BEATO SIGNORE CHI TROVA IN TE LA SUA FORZA
E DECIDE NEL SUO CUORE IL SANTO VIAGGIO" (Salmo 84, 6)
FILIPPO
FORTUNATO PILATO inverno 2005
|