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Anno III,  Comunicato 15 ottobre 2008

 

 

 

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Mediterraneo: ponte o frontiera?

A Cipro un convegno sulle nuove prospettive di sviluppo europeo

Stralcio di una delle relazioni del convegno "The Mediterranean and the New Euro-Mediterranean perspectives" che si è svolto a Nicosia

per iniziativa dell'Institut of Geopolitics Daedalos.

di Roberto de Mattei

Il Mediterraneo, sul piano geopolitico e su quello culturale, costituisce uno spazio sia di incontro e di collegamento che di frontiera e di frattura. È stato per secoli il luogo dello scontro, ma anche dell'incontro, tra cristianità e islam. È stato e continua a essere un'area di scambio fecondo, ma anche di forte competizione economica e commerciale. Oggi presenta forse i maggiori squilibri demografici, politici e anche culturali esistenti al mondo.
La strategia comune europea nel Mediterraneo degli ultimi quindici anni nasce con l'intenzione di colmare questi squilibri e garantire la sicurezza e lo sviluppo della regione. I rapporti di cooperazione e di dialogo euro-mediterraneo sono stati sviluppati e consolidati sulla base e secondo le indicazioni della Dichiarazione di Barcellona del 1995 e nell'Euro-Mediterranean Partnership (Emp). A partire dal 2003, alla politica di partenariato euro-mediterraneo si è sovrapposta la politica europea di vicinato (Pev), elaborata per rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza nell'Unione europea e nei Paesi vicini.
Il processo di Barcellona limita il partenariato euromediterraneo dell'Unione europea quasi solo ai Paesi rivieraschi della sponda settentrionale dell'Africa (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Autorità palestinese,). La Pev offre relazioni politiche ed economiche privilegiate a sedici Stati:  i dieci Paesi dell'Emp, con l'esclusione della Turchia divenuta Paese candidato e con l'aggiunta di Armenia, Azerbaigian, Belarus, Georgia, Moldova, e Ucraina.
La Pev e la proposta di Union pour la Mediterranéé del presidente francese Sarkozy offrono la possibilità di riorientare la strategia dell'Unione europea, destinata al fallimento fino a quando non sarà sciolto il problema delle frontiere e dell'identità dell'Europa nel Mediterraneo.
Il processo di Barcellona ha fatto propria un'immagine mutilata del Mediterraneo, intendendolo come uno spazio ristretto che racchiude, una di fronte all'altra, la riva settentrionale dell'Africa e la riva meridionale dell'Europa. Con ciò si sono privilegiati, i Paesi islamici della riva sud rispetto ai Paesi cristiani dell'area balcanica-transcaucasica.
Mediterraneo può essere infatti lo spazio allungato che si distende tra Gibilterra e lo stretto di Suez, ma può anche essere, ed è, un ampio arco marittimo che da Gibilterra si estende a oriente del Bosforo e dei Dardanelli, fino al Mar Nero. Questa successione di mari comprende una serie di bacini contigui e complementari quali il Tirreno, l'Adriatico, l'Egeo, ma anche il Mar di Marmara, il Mar Nero, il Mare d'Azov.
Sulle sponde del Mar Nero, il Pontos Euxinus degli scrittori greci e latini, il Mare Maius medievale, l'Occidente prese coscienza della differenza fra civiltà e barbarie:  qui i coloni greci incontrarono gli sciti, i romani incontrarono i goti, i bizantini i tatari. Nel tardo medioevo i capisaldi veneziani e genovesi arrivarono oltre la Crimea, in quell'area caucasico-pontica che costituì il fulcro della rete di scambi commerciali e culturali tra Asia ed Europa e che conobbe un embrione di rinascita all'indomani della prima guerra mondiale, prima di essere assorbita dal nuovo Stato sovietico.
Lo storico Charles King ricorda come per il flusso di marinai e di commercianti che venivano dalle città-Stato dell'Italia medievale, era semplicemente il Mare Maggiore. "Un mercante poteva iniziare il suo viaggio a Genova o a Venezia, compierne metà incrociando il Mediterraneo, arrivare poi nel Mar Nero attraverso gli stretti e alla fine bere un bicchiere di vino con un altro italiano, forse addirittura qualcuno che conosceva" (Storia del Mar Nero. Dalle origini ai giorni nostri, Roma, Donzelli, 2005, p. 91).
Questo "Mediterraneo esteso" può essere anche considerato, in una visione non "liquida", come una serie di regioni e di Paesi che gravitano nella sfera di influenza culturale di questo mare, dalla penisola iberica alle prime pendici del Caucaso. Si pensi a terre come la Macedonia, che non ha sponde sul mare ma che fa parte, a pieno titolo, della civiltà europea e mediterranea.
Definire le radici e i confini dell'Europa significa ripercorrere quell'itinerario culturale, etnico e religioso che, attraverso il Mediterraneo, si è affermato prima con i greci, poi con Roma, quindi con il Cristianesimo latino e greco, ma che poi, a causa della prima guerra mondiale, del nazismo e del comunismo, è stato smarrito nel Novecento, privando i Paesi balcanici e transacaucasici del loro sbocco naturale verso l'Occidente.
Dopo la caduta del comunismo sovietico e dopo l'11 settembre 2001, il Mediterraneo ha de facto riacquisito una nuova centralità. Basti ricordare che proprio nel Mediterraneo e ai suoi confini si sono combattute le tre ultime guerre che hanno segnato il pianeta:  la guerra dei Balcani, la guerra del Kosovo, le guerre del Golfo, senza contare il conflitto israeliano-palestinese. Il Mediterraneo rappresenta in questo senso il perno attorno a cui hanno ruotato, e ruotano tuttora, i grandi problemi culturali, etnici e religiosi della storia contemporanea. Ma è solo nel cuore dell'identità mediterranea, e non al di fuori di essa, che può essere trovata la soluzione a tali problemi.
L'Europa è nata nel Mediterraneo ed è nel Mediterraneo che occorre ritrovare il suo limes identitario. È tra queste sponde che l'Europa è diventata greca, romana e poi cristiana. La civiltà cristiana, cattolica e protestante a Occidente, slava-ortodossa a Oriente, è nata nel Mediterraneo e qui può trovare un punto di incontro non solo nella condivisione delle istituzioni democratiche riconquistate dopo l'oppressione comunista, ma soprattutto nel ritrovamento della comune matrice cristiana, che non solo è storica, ma costitutiva. L'Europa infatti non è altro che la comunità delle nazioni che accettarono e svilupparono l'eredità della civiltà giudaica e greco-romana, assorbita ed elevata dal Cristianesimo che, a partire da questa area geografica, l'ha diffusa nel mondo. La rinascita dell'Europa dipende anche dalla capacità di riattivare questo patrimonio.
La definizione dell'identità storica e geografica dell'Europa nel Mediterraneo permetterebbe di meglio sviluppare la politica di vicinato e di stabilire con alcuni Paesi rapporti di partenariato privilegiato, certamente preferibili a un'affrettato ingresso nell'Unione europea. I rapporti con i Paesi islamici della sponda sud del Mediterraneo andrebbero promossi, in una forma più chiara di dialogo non interreligioso, ma interculturale, basato soprattutto sulla legge naturale, che è un concetto che delimita confini, ma offre anche un ampio terreno comune di discussione. Anche il Mediterraneo è uno spazio di frontiera e di incontro. Frontiera dell'Europa, perché ne delimita i confini storici e geografici, ma spazio di incontro perché la sua vocazione all'universalità ne fa un mare di relazioni e di dialogo e un ponte naturale verso gli altri continenti, le altre religioni, le altre civiltà.

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#18

L'Osservatore Romano - 15 ottobre 2008