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MISTERI E SEGRETI DEL B’NAÏ B’RÏTH
La più importante organizzazione ebraica
internazionale
Don Curzio Nitoglia

INTRODUZIONE
Emmanuel Ratier ci presenta uno studio molto interessante sul “B’naï
B’rith”. Su questo argomento non era stato scritto ancora nulla di così
completo, dettagliato e nello stesso tempo ben documentato. Era infatti
molto difficile poter parlare del “B’naï B’rith”, poiché riguardo a
quest’associazione non si trovava nulla, di “esposto al pubblico”.
Nulla, neppure alla Biblioteca
Nazionale di Parigi, tranne tre modesti fascicoli del 1932. Tuttavia,
secondo l’“Encyclopedia Judaica” (1970), il “B’naï B’rith” costituisce
“la più antica e la più numerosa organizzazione giudaica di mutuo
soccorso, organizzata in logge ed in capitoli in 45 nazioni. Il numero
totale dei membri è di circa 500.000…”.
Strano che un associazione così importante, fondata negli USA nel 1843,
non abbia mai pubblicato nulla su di sé…
Se si consulta la collezione delle riviste, che per legge devono essere
esposte in quattro esemplari alla Biblioteca Nazionale ogni volta che
appaiono, si constata che il “B’naï B’rith” non ha mai effettuato tale
deposito. pur essendone obbligato per legge. Malgrado questa
precauzione, l’Autore dello studio presentato dal Ratier, ha potuto
consultare una certa parte delle pubblicazioni del “B’naï B’rith”
americano ed europeo. In questo articolo mi sono limitato a recensire
tale libro, cui rimando il lettore per eventuali consultazioni di
citazioni fatte nell’opera stessa.
FONDAZIONE
Il 13 ottobre 1843 il “B’naï B’rith” fu fondato al Caffè Sinsheimer, nel
quartiere di Wall Street, a New York. Allora fu chiamato
“Bundes-Brueder” (che significa “Lega dei fratelli”), nome tedesco a
causa dell’origine dei fondatori ebrei-tedeschi, che parlavano soltanto
il tedesco o l’yiddish. Il “B’naï B’rith” è pertanto una delle più
antiche associazioni americane ancora esistenti. Il fondatore, Henry
Jones, cercò dei co-fondatori reclutandoli presso la Sinagoga. di
cui era uno dei principali responsabili. Il "B’naï B’rith" stesso
riconosce inoltre che almeno quattro dei suoi fondatori erano massoni.
L’Ordine del “B’naï B’rith”, per libera scelta dei fondatori, era
riservato ai soli ebrei.
I fondatori volevano creare un Ordine che avrebbe dovuto essere il mezzo
per unire gli ebrei d’Amenca ed “illuminare” così “come un faro il mondo
intero”. Un mese dopo la creazione dell’Ordine, si decise che la sede
sarebbe stata a New York; il locale scelto per fondare la prima Loggia
di New York, non fu una sala della Sinagoga, ma il tempio massonico
situato all’angolo di Oliver Street e Henry Street, proprio per mostrare
la sua origine massonica.
I fondatori decisero di cambiare nome all’associazione, stimando che un
Ordine ebraico dovesse avere un nome ebraico. Conservarono così le
iniziali B. B., ma cambiarono il nome dell’Ordine, che da
“Bundes-Brueder” (Lega dei Fratelli) divenne “B’naï B’rith” (Figli
dell’Alleanza). Il motto dell’Ordine era: “Benevolenza, Amore fraterno
ed Armonia”. Si scelse perciò come simbolo dell’Ordine la “menorah”, il
candeliere a sette bracci, che simboleggia appunto la luce.
FORMARE DEI QUADRI
Henry Jones intuì la necessità di una stretta unione della comunità
ebraica americana, in vista del suo futuro incremento, per l’arrivo di
un sempre crescente numero di emigranti, e quindi il bisogno di
un’organizzazione che provvedesse alla loro sistemazione ed al loro
sostentamento; seppe unire i principi religiosi del Giudaismo a quelli
filantropici di mutuo soccorso della Massoneria. Il disegno di Jones era
quello di selezionare tra gli immigrati i migliori elementi. per
costituire i "quadri" o le élites indispensabili al ruolo che il
Giudaismo americano avrebbe dovuto avere nel mondo intero: essere il
sacerdote dell’umanità posta al suo servizio, come "noachida" o
proselite della porta! Per far questo bisognava conservare il carattere
religioso del Giudaismo, ma nello stesso tempo evitare ogni disputa
teologica.
Ora la Sinagoga, che in America era profondamente divisa, non poteva
compiere quest’opera: la Loggia doveva quindi interporsi ed unificare
ciò che le dispute sinagogali avevano diviso. Il "B’naï B’rith" avrebbe
dovuto essere il grande educatore degli ebrei americani, per poterli
innalzare al rango che compete loro: essere il faro dell’umanità! Esso
aveva quindi una duplice funzione: essere un bastione contro la
secolarizzazione e la perdita dell’identità ebraica; e nello stesso
tempo evitare ogni pericolo di divisione, a causa delle dispute
teologiche. Per favorire quest’unione degli ebrei l’Ordine, rifacendosi
ai principi della Massoneria, si poneva al di sopra dei partiti e delle
correnti teologiche ebraiche. Esso divenne il centro di tutti gli affari
del mondo ebraico americano ed il punto d’incontro degli ebrei liberali
ed ortodossi. Grazie alla sua caratteristica pluralista, non
esclusivista, il "B’naï B’rith" riuscì ad unire ciò che la Sinagoga
aveva diviso. Inoltre il "B’naï B’rith", per poter mantenere intatta la
sua vitalità, mostrò sempre una grande capacità di adattamento al mutare
delle circostanze.
INFLUENZA POLITICA DEL "B’NAÏ B’RITH"
Nell’ambito dei suoi compiti di tutela delle minoranze ebraiche l’Ordine
esercitò, tramite il canale della diplomazia americana, enormi pressioni
in favore degli ebrei perseguitati in Russia, in Romania, in Germania
ecc. Nel 1903 per esempio, il presidente Roosevelt preparò insieme al
"B’naï B’rith" una lettera di protesta da inviare allo Zar di Russia per
condannare i pogrom russi. Le richieste contenute nella lettera,
trasmessa dal Segretario di Stato americano, non furono accolte dallo
Zar, il quale anzi, vedendo che gli ebrei capeggiavano i rivoluzionari
russi, decise di sottomettere gli israeliti stranieri ad un regime
speciale di passaporto, per poterli meglio sorvegliare. L’America fece
nuovamente pressioni diplomatiche sullo Zar, ma Nicola II rifiutò ancora
una volta di ricevere le proteste ebree. Il Gran Presidente del "B’naï
B’rith" di quel tempo, Krans, ha scritto che uno dei membri del "B’naï
B’rith" dichiarò in quell ‘occasione: "Se lo Zar non vuole dare al
nostro popolo la libertà che esso desidera, allora una Rivoluzione
installerà una Repubblica in Russia, mediante la quale otterremo i
nostri diritti". Previsione o premozione?…
L’INFLUENZA ATTUALE DEL B’NAÏ B’RITH
Negli USA le campagne presidenziali passano inevitabilmente attraverso
le assemblee del “B’naï B’rith”, dove i candidati, sia democratici che
repubblicani, vengono a porgere i loro messaggi di sostegno ad Israele.
Per esempio nel 1953 il vice presidente Richard Nixon fu il principale
oratore politico al banchetto della Convenzione, ed il presidente Dwight
Eisenhower inviò un caloroso messaggio d’incoraggiamento alla Loggia.
Eisenhower prese poi parte al banchetto per il 40° anniversario
dell’A.D.L. (Anti-Diffamation League of “B’naï B’rith”), il “braccio
armato” del "B’naï B’rith". Mentre nel 1963, per i 50 anni dell’A.D.L.,
l’invitato d’onore fu il presidente John Kennedy. Alcuni mesi più tardi
anche il nuovo presidente Lyndon Johnson fu invitato dall’Ordine. Per
finire, il presidente del “B’naï B’rith”, Label Katz, incontrò in
udienza privata Giovanni XXIII nel gennaio 1960. Tramite Jules Isaac
(membro del “B’naï B’rith”) l’Ordine ha giocato un ruolo di primo piano
nella preparazione del documento Nostra Ætate del Concilio
Vaticano II.
IL B’NAÏ B’RITH E LA MASSONERIA
Oggi i membri del “B’naï B’rith” cercano di non parlare del loro legame
con la Massoneria, ma abbiamo già visto come almeno quattro dei
fondatori del “B’naï B’rith” erano massoni, che si riunivano in templi
massonici. Il Ratier esamina a questo scopo ciò che autori o riviste
massoniche o filomassoniche scrivono del “B’naï B’rith”: Daniel Ligou,
il “Dictionnaire de la franc-maçonnerie” (1932), l’«Almanach maçonnique
de l’Europe», Jean-Pierre Bayard, la rivista “Globe” secondo cui il
“B’naï B’rith” è “il ramo ebraico della Massoneria”, Daniel Beresniak,
la “Guide de la vie juive en France”, che parla, a proposito del “B’naï
B’rith” di “Massoneria colorata di Giudaismo”, ed infine “Tribune Juive”
secondo cui essi (“B’naï B’rith”) progettano di creare un tipo di
“obbedienza massonica riservata ai soli ebrei”.
Da qualche decennio tuttavia, i dirigenti del “B’naï B’rith” stanno
cercando di non far trasparire la specificità massonica del loro Ordine.
LA REGOLA DEL SEGRETO
Ufficialmente il “B’nai B’rith” avrebbe dovuto abbandonare la regola del
segreto nel 1920, ma ancora nel 1936 Paul Goldman, presidente della
prima Loggia di Londra, parlava, in un articolo che ne tratteggiava la
storia, del segreto o silenzio sulle attività della Loggia. Il Ratier
spiega inoltre come vi siano nel “B’naï B’rith” delle “riunioni aperte”
cui possono assistere anche i profani, e le “vere riunioni”, chiuse o
segrete, riservate ai soli fratelli.
IL CARDINALE DEL B’NAÏ B’RITH
Il 16 novembre 1991, il card. Albert Decourtray, Arcivescovo di Lione e
Primate di Francia, riceveva il Premio internazionale dell’azione
umanitaria del distretto XIX (Europa) del “B’naï B’rith”. Nel discorso
pronunciato per la consegna della medaglia ricordo a Decourtray, Marc
Aron, presidente del “B’naï B’rith” francese, fece un’allusione molto
interessante circa l’evoluzione delle relazioni tra gli ebrei e il
Vaticano: “Poi venne Jules Isaac, un “B’naï B’rith”; il suo incontro con
Giovanni XXIII è la punta dell’iceberg; il Vaticano II, Nostra Ætate,
le direttive conciliari per lo sradicamento di ogni concetto antigiudeo
nella catechesi e nella liturgia…”.
IL CARDINALE BEA
L’attitudine filoebrea del cardinale Bea gli valse l’accusa di essere un
agente segreto “B’naï B’rith”. Qualcuno, come ha riassunto Léon de
Poncins, ha accusato Bea di essere d’origine ebrea, si sarebbe chiamato,
Béja, o Béhar, ed avrebbe agito nel Concilio come agente segreto del
“B’naï B’rith”. Ma non ci sono prove serie di ciò fino ad ora.
FREUD E IL B’NAÏ B’RITH
L’Autore scrive che Freud era un membro della Loggia del “B’naï B’rith”
di Vienna e che il “B’naï B’rith” ha influito molto sullo sviluppo della
psicanalisi, fondata sulla càbala giudaica.
IL B’NAÏ B’RITH E IL COMUNISMO
La domanda che il nostro Autore si pone è questa: vi fu opposizione o
sostegno, da parte del “B’naï B’rith”, alla Rivoluzione comunista del
1917? Globalmente, leggendo la stampa del “B’naï B’rith”, si può dire
che vi fu sostegno, senza che vi fosse alcuna paura per lo sviluppo
della comunità israelitica russa, tranne le inquietudini per
un’eventuale assimilazione degli ebrei nello Stato comunista e le
difficoltà per la pratica religiosa. Ma oltre questi due punti, non si
trova, nella stampa del “B’naï B’rith” dell’epoca, nessuna condanna del
regime dittatoriale comunista per la sua ideologia. Per quanto riguarda
“l’eliminazione degli ebrei ortodossi, essa fu condotta dalla sezione
ebrea del partito comunista… la ‘Evsekzija’ (…) Si assistette perciò al
triste spettacolo di ebrei, che spogliavano i loro propri fratelli”.
IL B’NAÏ B’RITH E IL SIONISMO
Il “B’naï B’rith” può essere definito un movimento pre-sionista. Fin
dall’origine e per sua natura, il “B’naï B’rith” è un Ordine
d’ispirazione sionista, anche se nel 1843 questo termine non esisteva
ancora. Paul Goldman, presidente della Prima Loggia d’Inghilterra,
scrisse nel 1936 un piccolo opuscolo sulla storia di tale Loggia. In
esso sono contenute notizie molto importanti sull’influenza delle logge
londinesi del “B’naï B’rith” nello sviluppo del Sionismo. “Nella
Palestina — scrive il Goldman — B’naï B’rith ha esercitato un ruolo
unico, prima che il Sionismo ne facesse la base dello Stato ebraico”.
Nel 1865, ventitrè anni prima dell’Organizzazione sionista mondiale di
Herzl, il B’naï B’rith organizzò una grande campagna d’aiuto alle
vittiime ebree di un’epidemia di colera in Palestina. Dopo di che
l’Ordine non ha più smesso di sostenere finanziariamente le iniziative
private in Israele (nel 1948, inviò più di quattro milioni di dollari in
Israele). Tuttavia a causa di una minoranza antisionista tra gli ebrei,
il B’naï B’rith, che ha sempre cercato di evitare ogni querelle e
divisione tra israeliti, non ha preso ufficialmente posizione (fino al
settembre 1947) in favore delle tesi sioniste, pur difendendole e
partecipando attivamente a tutte le conferenze sioniste.
IL B’NAÏ B’RITH FA RICONOSCERE ISRAELE
È stato il B’naï B’rith che ha provocato il riconoscimento (de facto)
dello Stato d’Israele da parte del presidente americano Harry Truman,
che era ostile ad un riconoscimento rapido d’Israele, e che a causa del
suo “ritardismo” veniva accusato dai dirigenti sionisti di essere un
traditore. Nessuno dei leaders sionisti era ricevuto, in quei frangenti,
alla Casa Bianca. Tutti, tranne Frank Goldman, presidente del B’naï
B’rith, che non riuscì però a convincere il Presidente. Allora Goldman
telefonò all’avvocato Granoff, consigliere di Jacobson, amico personale
del presidente Truman. Jacobson, un B’naï B’rith, pur non essendo
sionista, scrisse tuttavia un telegramma al suo amico Truman,
chiedendogli di ricevere Weizmann (presidente del Congresso Sionista
mondiale). Il telegramma restò senza risposta. Allora Jacobson chiese un
appuntamento personale alla Casa Bianca. Truman lo avvisò che sarebbe
stato felice di rivederlo, a condizione che non gli avesse parlato della
Palestina. Jacobson promise e partì. Arrivato alla Casa Bianca, come
scrive Truman stesso nelle sue “Memorie”: «Delle grandi lagrime gli
colavano dagli occhi… allora gli dissi: “Eddie, sei un disgraziato, mi
avevi promesso di non parlare di ciò che sta succedendo in Medio
Oriente”. Jacobson mi rispose: “Signor Presidente, non ho detto neanche
una parola, ma ogni volta che penso agli ebrei senza patria (…) mi metto
a piangere” (…) Allora gli dissi: “Eddie, basta”. E discutemmo d’altro,
ma ogni tanto una grossa lacrima colava dai suoi occhi (…) Poi se ne
andò».
Ebbene poco tempo dopo, Truman ricevette Weizmann in segreto e cambiò
radicalmente opinione, decidendo di riconoscere subito lo Stato
d’Israele. Così il 15 maggio 1948 Truman chiese al rappresentante degli
Stati Uniti di riconoscere de facto il nuovo Stato. E quando il
Presidente firmò i documenti di riconoscimento ufficiale d’Israele, il
13 gennaio 1949, i soli osservatori non appartenenti al governo degli
Stati Uniti erano tre dirigenti del B’naï B’rith: Eddie Jacobson,
Maurice Bisyger e Frank Goldman.
IL COMPITO PIÙ ARDUO: IMPEDIRE L’ASSIMILAZIONE
Sappiamo già che il B’naï B’rith ha per scopo di unire gli israeliti,
per far progredire l’umanità. L’Ordine cerca pertanto di sviluppare il
carattere morale ed intellettuale dei propri correligionari; tuttavia,
studiando meglio il problema, si può scorgere un certo “razzismo” ebreo
in tali programmi. L’Ordine dei “Figli dell’Alleanza” presuppone una
fedeltà totale al Giudaismo, in quanto esso serve a rafforzare la
coscienza ebraica. Uno dei compiti più alti dell’Ordine è di preservare
il popolo ebreo da ogni pericolo di assimilazione da parte di altre
nazioni e da una conseguente perdita d’identità. La “Lega
Anti-Diffamazione” (A.D.L.) scrive che essa “crede nell’integrazione,
cioè nell’accettazione degli ebrei, come eguali. Ma che è opposta
all’assimilazione: ossia alla perdita dell’identità ebrea (…). Uno dei
principi dell’Ordine è che “non vi è posto nel B’naï B’rith per un
Fratello che tiene i suoi figli lontani dalla comunità israelitica”.
IL RIMPIANTO DEL GHETTO E I PERICOLI DELL’EMANCIPAZIONE
Nelle pubblicazioni del B’naï B’rith di questi ultimi anni, traspariva
ancora una certa nostalgia del ghetto, come garanzia della propria
identità, e perciò certi membri arrivano financo a stimare che “il
nemico mortale degli ebrei non è l’antisemitismo, ma è l’assimilazione”.
Il B’naï B’rith lotta anche contro i matrimoni misti, nei quali uno dei
coniugi è un “goy”, anche se il matrimonio viene celebrato nella
Sinagoga.
L’ANTI-DIFAMATION-LEAGUE: O IL BRACCIO ARMATO DEL B’NAÏ B’RITH
L’A.D.L. fu fondata dal B’naï B’rith nell’ottobre del 1913 per lottare
contro la diffamazione e la discriminazione che si sarebbero potute
esercitare contro la comunità ebraica americana. Molti presidenti degli
USA hanno tessuto l’elogio dell’A.D.L., ad esempio Truman, Eisenhower,
J. Kennedy, Johnson, Reagan…
L’associazione scheda regolarmente ogni anno tutti coloro che hanno
espresso delle opinioni non filo-israeliane. In Italia, quest’estate, il
giornalista Maurizio Blondet è riuscito, clamorosamente, a rendere
pubblico l’elenco dell’A.D.L. 1993, in cui si trovavano, tra gli altri,
i nomi degli onorevoli Pivetti e Miglio, dei cardinali Ruini e
Pappalardo. L’on. Pivetti ha presentato un’interrogazione parlamentare
chiedendo al Ministro degli Interni un’inchiesta sul caso, senza
ricevere alcuna risposta.
L’A.D.L. E LO SPIONAGGIO PRIVATO NEGLI USA
Il 10 dicembre 1992 e l’8 aprile 1993, i locali dell’A.D.L. del B’naï
B’rith di S. Francisco e di Los Angeles, furono perquisiti
simultaneamente da agenti dell’F.B.I. e molti dei documenti sequestrati
provano che l’A.D.L., tramite la sua sezione di ricerca documentaria
(“Fact Finding Division”), diretta fin dal 1962 da Irwin Svall, è stata,
né più né meno, una vasta rete di spionaggio, non solo contro militanti
politici vagamente antisemiti, ma anche contro diverse confessioni
religiose, clubs, associazioni locali… che non hanno nulla di
antisemita. La polizia americana scoprì allora che la maggior parte
degli uomini o associazioni spiate dall’A.D.L., non avevano mai avuto
alcun legame diretto o indiretto con la comunità ebraica, e non avevano
neppure preso una posizione netta pro o contro Israele. (In Italia per
esempio, il card. Ruini è stato schedato come antisemita per aver
scritto che Gesù era stato crocifisso dagli ebrei. Il card. Pappalardo
per aver usato l’espressione scritturale “Sinagoga di Satana”…)
Una tale rete di spionaggio è stata messa in piedi grazie alle amicizie
che l’A.D.L. conta tra i poliziotti, gli sceriffi e persino tra gli
agenti dell’FBI. Il potere della comunità ebrea è tanto grande che i
locali dell’A.D.L. di Los Angeles dovettero essere perquisiti dalla
polizia di San Francisco, perché la polizia locale si era rifiutata di
cooperare direttamente all’inchiesta. Il procuratore generale di San
Francisco, Arlo Smith, disse che si trattava “della più vasta rete di
spionaggio che opera su scala nazionale”. Due cronisti del quotidiano
“San Francisco Chronicle”, Phillip Matier e Andrew Ross, hanno scritto
che il dossier dell’A.D.L. di San Francisco, sequestrato dalla polizia
di Los Angeles, è “soltanto la punta dell’iceberg di un raggio nazionale
di spionaggio e di indiscrezioni programmate dai servizi di sicurezza”.
I due giornalisti affermano anche che “poliziotti di almeno altre sei
grandi città, sono egualmente implicati nella vendita di schede
confidenziali di polizia”.
Altra tattica impiegata dall’A.D.L. è quella d’infiltrare gruppi o
partiti americani. Alcuni studenti ebrei dell’Università di San
Francisco, come riporta il settimanale “San Francisco Weekly”, hanno
ammesso di spiare, per conto dell’A.D.L., altri studenti o professori,
annotando sistematicamente le osservazioni fatte su Israele o sugli
ebrei. Se ne deduce che l’A.D.L. scheda ogni persona che esprime
sentimenti od opinioni critiche su Israele.
Sembra che l’origine dei legami A.D.L. - polizia risalga ai preliminari
della dichiarazione di guerra americana del 1941. Quando gli USA
dichiararono la guerra, le schede dell’A.D.L. divennero una miniera
d’oro per l’F.B.I., che poté così controllare gli agenti nemici. Questa
pratica non è cessata: l’A.D.L. ha fornito all’F.B.I. liste di persone o
organizzazioni ritenute “razziste”; anzi l’A.D.L. ha organizzato dei
seminari di formazione ai quali venivano invitati poliziotti americani
per poter identificare e schedare gli “antisemiti” o presunti tali. Nel
1989 fu il capo stesso dell’F.B.I., William Sessions, a partecipare
all’assemblea annua dell’A.D.L., mettendo a disposizione della stessa la
sua esperienza professionale. Per ottenere i favori dei poteri
repressivi e facilitare la sua penetrazione nell’apparato poliziesco,
l’A.D.L. sponsorizza ogni anno numerosi seminari consacrati specialmente
ai cosiddetti “estremisti bianchi”, ai quali partecipano numerosi
ufficiali di polizia, dall’F.B.I. fino agli sceriffi, ivi compresi i
procuratori generali di tredici Stati.
Le «pubblicazioni “tecniche” dell’A.D.L., che costituiscono spesso una
vera opera di schedatura di persone critiche nei confronti del Sionismo,
sono d’altronde destinate ad essere utilizzate dalla polizia, come
precisa lo stesso catalogo pubblicitario dell’A.D.L.». Per conto
dell’A.D.L. vengono organizzate anche operazioni di provocazione,
orchestrate nel seno di gruppi di estrema destra, in modo da screditarli
e al tempo stesso pilotare l’opinione pubblica sull’esistenza di un
grave pericolo razzista ed antisemita, in realtà inesistente.
UN LIBRO DI DENUNCIA
Nell’estate del 1992 appariva in Francia un libro, intitolato “Les
droites nationales et radicales en France”, edito da “Presses
universitaires de Lyon” (P.U.L.), scritto da due giovani autori René
Monzat e Jean-Yves Camus (nati entrambi nel 1958). Sul retro della
copertina si può leggere la scritta: «Opera pubblicata col concorso del
B’naï B’rith di Francia». Ora il presidente del B’naï B’rith francese è
il dottor Marc Aron, un influente personalità lionese, che ne ha firmato
la prefazione dal titolo: “Il cerchio vizioso dell’estrema destra”.
L’opera è costituita in larga parte dalla trascrizione di schede della
polizia (da pag. 61 a pag. 100) ed è un’opera di autentica denuncia di
partiti, personalità, bollettini, associazioni, ecc.
don Curzio Nitoglia
"Sodalitium" N. 38, Giugno-Luglio 1994
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