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Codice a Barre... 729
(e cercate anche i codici USA e CINA)
Quando andate al supermercato, nei
negozi, nei mercati controllate la
provenienza dei prodotti che
acquistate.
Se
il codice a barre riporta il numero
...729
non comprateli
SU QUALI SETTORI PUO'ESSERE PIU'
EFFICACE IL BOICOTTAGGIO DELL'ECONOMIA
ISRAELIANA?
1. LE
RELAZIONI ECONOMICHE TRA ITALIA E
ISRAELE
Secondo
la Camera di Commercio
Italo-Israeliana, l'interscambio
commerciale tra i due paesi nel 2000
aveva raggiunto i 2,5 miliardi di
dollari. Gli investimenti economici
italiani più rilevanti sono stati
quello delle Generali (presenti nel
mercato assicurativo israeliano
attraverso la Migdal e in
quello finanziario attraverso una
quota dell'8,5% della Banca
Leumi-le, la quale, è stata
recentemente coinvolta in uno scandalo
sul riciclaggio di denaro che ha
investito la Societé Géneràl e
il mondo creditizio francese).
C'è poi quello della Telecom (che
possiede la maggioranza della società
telefonica israeliana Golden Lines,
si appresta a varare un cavo
sottomarino tra Israele e Mazara del
Vallo ed è entrata con Telecom
Italia Lab, in due fondi di
investimento israeliani, il Jerusalem
Global Ventures e il Gemini
Venture Fund).
Sempre nel settore delle alte
tecnologie va segnalato il
fotoricettore della CDB Web Tech, una
società fondata da Carlo
De Benedetti(presidente
e azionista di controllo - tramite la
Cofide - del gruppo CIR) specializzata
nelle tecnologie della comunicazione
(infrastrutture, applicazioni e
servizi) con particolare enfasi sui servizi
Internet senza fili. Il Gruppo CIR ha
compiuto un grosso investimento nel
consorzio HG3(già
Andala) ed ha acquistato una delle
cinque licenze per l'UMTS.
Fonti della stampa economica
rivelano poi alcune grandi famiglie
dell'industria e finanza italiana come Falck
e Moratti,
dispongono di una società finanziaria,
la Syntek,
la cui diramazione Syntek-Israele vede
come presidente ed amministratore Ronny
Benadoff, ex
portavoce dell'esercito israeliano.
C'è il caso della Bassetti,
grande marchio del tessile, che
distribuisce in Europa la collezione
tessile prodotta dalla società
israeliana Kitan Ltd.Nel caso
di grandi industrie come Fiat
Hitachi, Fiat Iveco e Fincantieri vanno
segnalate le forniture che arrivano
dalla Ashot Ashkelon Ltd. Che
oltre alle produzioni militari ha
sviluppato anche ricambi per camion e
bulldozer.
Ci sono poi società italiane impegnate
anche nel rafforzamento degli
insediamenti coloniali israeliani sui
territori palestinesi. E' il caso
della Gitto Carmelo e figli srl,
impresa costruttrice della provincia
di Messina, che ha vinto in joint
venture con un socio israeliano,
l'appalto per la costruzione della
galleria che unisce Gerusalemme a
Hebron nel quadro dei viadotti
esclusivi per i cittadini israeliani
ma preclusi ai palestinesi.
C'è da segnalare la produzione
vinicola del marchio Bosca . La
Bosca utilizzando il sistema del
franchising e di joint ventures, ha
deciso di produrre lo spumante con la
principale azienda vinicola
israeliana, la Carmel Misrahi.
Infine c'è da segnalare quello dell'Italgas che
è uno dei quattro consorzi che ha
vinto la pre-selezione per una rete di
gasdotti tesi a ridurre la dipendenza
israeliana dal petrolio. Si
tratta quindi di iniziare una campagna
di pressione e boicottaggio su Generali,
Telecom, CIR, Falck, Moratti e Italgas tesa
ad ottenere il disinvestimento da
Israele.
Accordi
istituzionali bilaterali
il 13
giugno 2000 a Bologna è stato firmato
dai Ministri dell'Industria e
Commercio Enrico Letta (Ulivo) e Ran
Cohen l'accordo
bilaterale che prevede la cooperazione
tra i due paesi nei seguenti settori:
medicina, sanità, organizzazione
ospedaliera ma anche - e
qui si fa interessante - biotecnologie,
agricoltura, scienze
dell'alimentazione, nuove fronti di
energia, sfruttamento delle risorse
naturali, applicazioni inormatiche
nella ricerca, spazio, tecnologie
dell'informazione e delle
comunicazioni, software ovvero i
settori strategici e di punta del
nuovo modello economico israeliano. In
Italia, il disegno di legge per
l'attuazione di questo accordo
bilaterale prevede uno stanziamento
annuo di 1 milione di euro per il
periodo 2001-2003 a valere sul
bilancio del Ministero degli Esteri.
Dunque,
in primo luogo occorre chiedere il
congelamento immediato di questo
accordo e degli stanziamenti previsti.
Un
altro esempio è il programma Global
Junior Challenge per
lo sviluppo e la diffusione delle
nuove tecnologie nel mondo. Il
programma è organizzato e finanziato
dal Comune di Roma e anche quest' anno
ha ricevuto il patrocinio del
Presidente della Repubblica. Nel
quadro di un programma multilaterale,
è previsto l'inserimento di un
progetto di una istituzione privata
israeliana (il
kibbutz Mizra).
Pre-esistenti a questo progetto ve ne
sono altri per il monitoraggio dei
flussi migratori di uccelli attraverso
un sito internet israeliano (birds.org.il)
e un altro con il Comune israeliano di
Ariel (progetto "Israel 's Smart
City).
E' ovvio che di tali progetti va
riconosciuto il valore sociale e di
interscambio culturale. Ma nelle
attuali condizioni nella situazione
palestinese, anche in questo caso
occorre chiedere il congelamento
immediato dei progetti e del loro
finanziamento.
2. LE COLLABORAZIONI IN CAMPO
SCIENTIFICO E STRATEGICO
Nel
1999, Israele ha concluso accordi di
cooperazione con l'Unione Europea che
gli consente di partecipare al quinto
programma quadro di ricerca e sviluppo
tecnologico. Imprese e centri di
ricerche israeliane partecipano con
circa 200 progetti già approvati con
un ritorno economico per circa 55
milioni di dollari a fronte di un
contributo israeliano di circa 32
milioni di dollari.
In
questo caso occorre iniziare la
pressione verso l'Unione Europea
affinché cessi ogni programma di
collaborazione tecnologica con
Israele.
Israele, insieme all'Italia e ad altri
paesi europei, è membro fondatore del Laboratorio
Europeo di Biologia Molecolare di
Heidelberg,
creato nel 1973, che porta avanti
ricerche connesse con le
Biotecnologie. Il 35% dei ricercatori
è inoltre impegnato nel campo delle
cosiddette "scienze
della vita"
che utilizzano il 45% dei fondi
destinati alla ricerca accademica.
Le
ricerche israeliane sulle
biotecnologie sono direttamente
sostenute dal governo attraverso il
Ministero dell'Industria e Commercio e
il Ministero della Scienza, Cultura e
Sport che hanno istituito da tempo un
apposito "National
Biotechnology Steering Committee".
Le Biotecnologie rappresentano uno dei
cinque settori di importanza
strategica per Israele insieme alla
microelettronica, i materiali
avanzati, la opto-elettronica e le
tecnologie dell'informazione.
Occorre
individuare le collaborazioni e la
commercializzazione di questi prodotti
di punta israeliani sul mercato delle
biotecnologie e nel mercato
farmaceutico italiano e chiedere che
venga sospeso ogni rapporto economico.
I
PRODOTTI BIOTECNOLOGICI ISRAELIANI
E LE IMPRESE CHE LI PRODUCONO
Biotecnologie farmaceutiche:
Prodotto Azienda
Patologie
REBIF InterPharm Laboratories Ltd.
Sclerosi multipla
Lotamax e Alrex Pharmos
Oftalmici
Biotecnology
Industries Ltd.
Ormone
d.crescita
Copaxone Teva Pharmaceutical Ind.Ltd
Sclerosi multipla
Healtcare Tecnol.-Savyon D.
AIDS,
epatiti
Biotecnologie agroalimentari
Vegetali e colture da campo,sementi
ibride (società Hazera,1939 Ltd)
Pomodori resistenti al calore e al
virus y.l.c.(soc.Zeraim-Gedera)
Nel
caso particolare della Hazera 1939
Ltd. questa è presente anche in
Italia dove ha sviluppato sementi
ibridi per ortaggi, verdure e frutta
"studiati" per dare la massima resa
nella coltivazione ed in particolare
sementi per pomodori "particolarmente
forti e resistenti".
La
Hazera è presente in Italia attraverso
la COIS
94 che
ha sede a Catania.
Di
fatto ci troviamo in presenza di una
società che, come la Monsanto,
sta producendo e distribuendo sementi
transgeniche sul
mercato italiano nonostante esista una
legge dello Stato (italiano)
che lo vieta.
Occorre
attivare soprattutto in Sicilia una
campagna di pressione sulla COIS 94
affinché receda da queste produzioni
ed attivare campagne di convincimento
sui coltivatori locali (e non solo)
affinché cessino di acquistare sementi
ibride dalla COIS '94
ALTRE
AZIENDE ISRAELIANE IN ITALIA
A
gennaio di quest'anno, il Sole 24 Ore
rivela che la società israeliana ELCO ha
acquisito la società francese Brandt (ex
gruppo Ocean della famiglia
Nocivelli). La Elco ha rilevato anche
la Brandt-Italia e
il marchio Ocean,
(stabilimento di Verolanuova, in
provincia di Brescia) molto noto per
la produzione di frigoriferi assai
diffusi sul mercato italiano.
A metà degli anni Novanta, la
principale società israeliana
esportatrice in Italia era la Carmel
Olephins Ltd.,
azienda del settore petrolchimico che
fornisce materie prime per
l'industria.
Recentemente, oltre alla Hazera
1939 Ltd.
la Camera di Commercio
Israelo-italiana, ha premiato altre
quattro società israeliane che operano
con successo sul mercato italiano.
1) La EFRAT
Future Technology Ltd che è il
braccio israeliano della società
americana COMVERSE esperta
nello sviluppo di sistemi avanzati per
i servizi di telefonia (centralini e
segreterie centralizzate). Ha prima
raddoppiato e poi triplicato le
esportazioni in Italia. La COMVERSE ha
sede a Cernusco sul Naviglio (MI).
2) la ISCAR,
ha fondato una sua filiale sin dal
1983 ed è una delle maggiori
esportatrici israeliane in Italia.
produce utensili da taglio soprattutto
per l'industria automobilistica. La
ISCAR Italia SrL ha sede a Orbassano
(To).
3) La AL
FILTERS,
produce filtri carburante per
l'industria automobilistica. E'
fornitrice anche della General
Motors e
della Bosh.
Non ci sono ancora elementi che
provino la sua collaborazione diretta
con la FIAT ma solo con la GM (socio
della Fiat). Non è nota la sua sede in
Italia.
4) La NAAN
Irrigation Systems.
E' una azienda nata nell'ambito di un
kibbutz. Produce sistemi avanzati di
irrigazione. Tre anni fa è stata
creata la NAAN
ITALIA SrL che
è al 75% di proprietà israeliana. Ha
sede a Milano città.
Occorre iniziare una campagna di
informazione e boicottaggio sugli
acquirenti di queste aziende chiedendo
di cessare la collaborazione
commerciale con le stesse.
Le aziende per le forniture
militari
Occorre
poi aprire il capitolo delle aziende
israeliane che commerciano sul mercato
italiano prodotti militari o armi
leggere.
C'è la IMI ,
(Industrie
Militari Israeliane)
azienda israeliana che produce
armamenti di tutti i tipi, dagli aerei
alle cartucce per le forze armate
israeliane. E' presente in Italia con
componentistica per aerei e carri
armati in dotazione alle forze armate
italiane e sul mercato civile con
munizioni per l'artiglieria
dell'esercito italiano.
C'è poi la Rafael che
fornisce componentistica per il carro
armato italiano Centauro e il mezzo
anfibio AAW7A1. Nelle forniture di
visori notturni per le forze armate
spiccano due ditte israeliane: Elop
Electro-optics industries Ltd e Flir
systems Israel Ltd.
(fonti: www.rafael.com.il ; www.imi-israel.com e www.difesa.it )
In Italia gli ogm e i veleni "made
in Israel"?
Il boicottaggio dei prodotti
israeliani come parte della battaglia
per la difesa della salute e della
sovranità alimentare.
Il caso Jaffa e Hazera
Il
settore agroalimentare Israeliano è
strettamente collegato alle
Biotecnologie, alla Ricerca, alle
tecnologie e al settore Farmaceutico.
Nella parte precedente del dossier è
stata segnalata la Hazera
Genetics,
la più grande società sementiera
Israeliana e leader a livello
mondiale. La Hazera Genetics utilizza
programmi di "miglioramento
genetico"
in collegamento con le principali
Università e centri di ricerca
Israeliani. La Hazera commercia
sementi in oltre 50 paesi del mondo.
In Italia è presente con il marchio COIS
94 e
ha sede in C.da
Valatelle,18-Belpasso (CT) (www.cois94.it).
Come
dice l'ampia pubblicità il "seme
forte"
di questa società è il pomodoro "Rita"
e il "Naomi".
Per
quanto riguarda i pompelmi, va detto
che quelli con il marchio Jaffa hanno
un'elevata percentuale di tiabendanzolo (E233),
un conservante altamente tossico il
cui studio in ambito comunitario è
stato affidato alla Spagna, paese che
in Europa è tra i Leader nelle colture Transgeniche e
uso intensivo di Pesticidi e Fitofarmaci.
La commissione europea, sulla base
dello studio effettuato dalla Spagna,
ha emanato in data 5 Luglio 2001 una
direttiva (2001/21/CE )
alla quale gli stati dell'Unione
Europea dovranno mettere in vigore,
entro il 10 Luglio 2002, disposizioni
legislative, regolamentari e
amministrative necessarie per
conformarsi alla direttiva. (in
allegato la legislazione comunitaria).
Inutile dire che la commissione di
studio ha affermato che il "Tiabendanzolo
non costituisce un rischio
inaccettabile per gli organismi"
ma allo stesso tempo raccomanda una
prevenzione e presa di misure
adeguate. La legge attuale prevede che
nell'involucro della frutta o sul
frutto sia riportata la dicitura "Trattato
con".
Diversi Studi Scientifici dimostrano
l'alta nocività del Tiabendanzolo il
quale puo' avere effetto mutageno.
In
Italia l'importatore è la COFRES con
sede a Verona, Traversa strada
dell'Alpe 23, la società è incorporata
dalla fusione di Fruttital
Verona srl,Frigomond
srl, Agrofonte
srl.
La società è controllata dalla
famiglia Orsero attraverso GF
Invest SpA (51,2%
del capitale) che ha la sede in
Albenga (SV), reg. Cime di Leca, 30.
Il Tiabendanzolo è utilizzato anche
sulle banane e sulle ananas.
C'è un
altro aspetto che si ricollega ai "diritti
e speculazioni sui brevetti sulle
sostanze chimiche e farmaceutiche",
la sostanza Tiabendanzolo è di "proprietà"
di un'industria chimica tedesca la
quale è strettamente collegata alle
mutinazionali Monsanto e Novartis eHazera
genetics.
L'agricoltura è strettamente legata al
settore tecnologico, in Italia è
presente la NAAN srl la quale è
Leader nel settore dell'irrigazione,
la NAANha
sede a Milano in via Nicolodi 15/17.
AZIENDE & ISTITUZIONI PARTNER DELLA
HAZERA GENETICS
Provincia Regionale di Siracusa
Cooperativa Agricola Aurora Paterno’
Euroservices, logistica per
l’agricoltura bilogica: sedi di
Verona e di Ispica www.gruppog.it
Pubblicità dell'Hazera Genetics
HAZERA Genetics è
la più grande società sementiera
israeliana e leader a livello mondiale
nella produzione e commercializzazione
di sementi ibride. Fondata più di 60
anni fa, ha conquistato oggi un
mercato di rilievo, vendendo i propri
prodotti in più di 50 Paesi.
Le
ragioni di tale successo sono dovuti a
diversi fattori:
Programmi di ricerca realizzati da
qualificati breeder
Hazera Genetics di
concerto con le principali Università
e Centri di ricerca israeliani;
Applicazione delle più avanzate
tecnologie nell'ambito del
miglioramento genetico delle specie
vegetali;
Produzione propria degli ibridi
costituiti e verifica presso stazioni
sperimentali ubicate nel cuore del
bacino del Mediterraneo, area
caratterizzata da diverse condizioni
pedologiche e climatiche;
Sofisticati sistemi di controllo delle
sementi che, assicurando il massimo
della qualità, garantiscono la piena
soddisfazione dei clienti.
Riproduciamo
qui di seguito un documento sul
boicottaggio elaborato dal Comitato
di Solidarietà con l'Intifada, che
fornisce ulteriori elementi di
documentazione sui prodotti israeliani
in circolazione in Italia.
BOICOTTA ISRAELE - BOICOTTA
L'APARTHEID
Campagna di
boicottaggio dei prodotti israeliani
L'annientamento
del popolo palestinese che sta
portando avanti Israele, il cui
premier Sharon verrà probabilmente
processato in Belgio come criminale di
guerra, è sotto gli occhi di tutti. La
politica della chiusura e della
divisione in cantoni di tutta la West
Bank e Gaza, il proseguimento della
colonizzazione, i bombardamenti sui
civili e sulle strutture economiche e
sociali palestinesi, gli omicidi
politici dei militanti dell'Intifada,
l'annessione unilaterale avvenuta da
anni di Gerusalemme Est e del Golan,
in palese violazione delle risoluzioni
del Consiglio di Sicurezza dell'ONU,
non possono più passare sotto
silenzio.
D'altra parte
l'appoggio ad Israele da parte dei
governi occidentali è totale: gli
Stati Uniti sostengono apertamente la
politica di Sharon che se non verrà
fermata porterà scenari apocalittici
per i palestinesi e per il resto del
Medio oriente, mentre l'Unione
Europea, nonostante tiepide
dichiarazioni ufficiali, continua a
trattare Israele come partner
privilegiato, non mettendo MAI in
discussione il suo appoggio politico,
fatto anche di intense relazioni
economiche e militari.
Quando ormai anche all'interno di
Israele le voci di protesta si fanno
più ampie e la politica di apartheid
nei confronti dei cittadini arabi
dello stato ebraico, emersa in
occasione del vertice di Durban, è ora
più visibile, il bisogno di azioni
urgenti per fermare Israele è sempre
più forte. Raccogliendo i numerosi
appelli provenienti da numerosi
comitati ed associazioni di Israele,
Gran Bretagna, Stati Uniti, lanciamo
una campagna di boicottaggio dei
prodotti israeliani presenti nei
nostri mercati la cui diffusione
consiste prevalentemente in due
marchi:
Le
esportazioni dei prodotti
ortofrutticoli israeliani,
provenienti da Israele, dalle
colonie nei territori occupati e dai
coltivatori palestinesi, cui mancano
altri canali di distribuzione, sono
controllate e gestite da due
società:
Il marchio JAFFA è
usato dalla Citrus
Marketing Board of Israel,
un corpo amministrato centralmente
per promuovere gli agrumi israeliani
in tutto il mondo.
La CMBI è
stata fondata nel 1940 per
sviluppare, promuovere e regolare
l'industria israeliana degli agrumi.
A seguito
della privatizzazione dell'industria
nel 1990, la Società è stata
ristrutturata per assicurare che
coltivatori ed esportatori possano
andare incontro ai bisogni dei
clienti in modo più efficiente.
Oggi la
Società Dirige la strategia
dell'industria israeliana degli
agrumi.
Rappresenta i
coltivatori e gli esportatori
israeliani sia localmente che
all'estero, per quanto riguarda i
rapporti con organismi ufficiali ed
internazionali.
Autorizza gli
esportatori e supervisiona le loro
attività nei vari mercati.
Organizza e
attua strategie di mercato.
Amministra i diritti internazionali
di autorizzazione per il marchio
esclusivo Jaffa, assicurando il suo
alto standard di eccellenza.
Coordina e
confeziona la pubblicità e la
promozione globale degli agrumi
Jaffa, per andare incontro ad ogni
singola richiesta di mercato
attraverso rappresentanti di
marketing in tutto il mondo.
E' la forza
che guida le massicce coltivazioni
piantate nel deserto israeliano del
Negev e nelle valli interne. Dà
inizio, finanzia e supervisiona le
ricerche e lo sviluppo di programmi.
Il marchio CARMEL è
usato dalla Agrexco,
un'agenzia a controllo statale, per
l'esportazione di tutti gli altri
prodotti, in particolare avocados e
fiori recisi.
I prodotti
palestinesi, soprattutto quelli
provenienti da Gaza e soprattutto
nel caso dei fiori recisi, sono
nella maggior parte dei casi
esportati come merci israeliane,
avendo un certificato d’origine
israeliano imposto da Agrexco.
Agrexco
trattiene più del 40% del ricavato
della vendita come sua quota di
marketing e anche se i coltivatori
di Gaza legalmente potrebbero
bypassare Agrexco per loro è molto
difficile: i produttori devono
pagare il trasporto in Israele, le
ispezioni per la sicurezza
israeliane e hanno grossi problemi
di distribuzione per il mercato
europeo.
(Dati del 1998
tratti dal Washington Report,
naturalmente prima dell’inizio della
seconda Intifada che ha
ulteriormente aggravato la
situazione). Commercio equo e
solidale Le nostre conoscenze in
proposito riguardano per ora solo un
prodotto, il couscous di
una cooperativa palestinese. A
proposito di accordi commerciali…
ricordiamo che l'art. 38
dell'Accordo ad interim UE-Israele,
sul commercio e temi ad esso
collegati, si applica al "territorio
dello Stato di Israele"
e non è contenuta nessuna altra
ulteriore definizione. Israele ha
annesso unilateralmente sia
Gerusalemme Est che il Golan e così
per la legge israeliana fanno parte
dello Stato di Israele. Per le
colonie in West Bank e Gaza, pur non
formalmente annesse, la
giurisdizione israeliana è applicata
nella pratica.
Tutte le
risoluzioni dell'ONU affermano che
né le colonie in West Bank e Gaza,
né Gerusalemme Est e Golan possono
essere considerate parte dello Stato
di Israele, quindi l'ambito
territoriale di applicazione
dell'accordo ad interim si intende
limitato alle frontiere precedenti
il 1967. Per comprendere a che
livello questi accordi vengano
violati, citiamo il caso di una
ditta italiana, che ha addirittura
ricevuto un attestato di benemerenza
dalla Camera di commercio
Italia-Israele.
La società Gitto
Carmelo e Figli Srl è
un costruttore della provincia di
Messina, che ha vinto, con un socio
locale, l'appalto per la costruzione
della prima galleria stradale in
Israele. Il tunnel, il primo del suo
genere in Israele, è composto di due
tratte di 500 e 390 metri., a tre
corsie, posto sulla superstrada che
unisce Gerusalemme a Hebron. Questo
tratto stradale non si trova in
Isreale ma nei Territori Occupati e
fa parte del sistema delle by-pass
roads, ad uso esclusivo dei coloni.
"Per
favore, boicottate Israele"
Lettera di ebrei israeliani al
Consiglio comunale di una cittadina
americana del Michigan
Questa è la
lettera, letta giovedì scorso dal
Canale 2 della Tv di Israele e
pubblicata venerdì dal Jerusalem
Post, che un gruppo di "ebrei
israeliani" ha mandato al Consiglio
comunale della città di Ann-Arbor,
nello stato americano del Michigan:
"Abbiamo appreso di un'inziativa dei
cittadini di Ann-Arbor perché il
Consiglio comunale di Ann-Arbor
lanci una campagna di
disinvestimento dagli investimenti
eventualmente fatti in compagnie o
fondi che intrattengano rapporti con
Israele. Noi appoggiamo con forza
questa iniziativa. Tutti noi
firmatari siamo ebrei israeliani.
(...)
Ci sono molti
ebrei israeliani come noi, attivisti
per i diritti umani,fortemente
impegnati in attività politiche
dirette a persuadere il nostro
governo a cessare immediatamente la
sua occupazione militare sulla
popolazione palestinese e della
terra palestinese. Molti di noi
ricordano l'efficacia della campagna
di disinvestimento del Sudafrica.
Grazie in particolare al movimento
per il disinvestimento, la
popolazione nera del Sudafrica non
deve più fronteggiare i carri armati
e la polizia nell'esercizio dei
propri diritti politici elementari.
Vogliamo
ringraziare il Consiglio comunale di
Ann-Arbor per il coraggio mostrato
nel porsi a fianco della popolazione
nera del Sudafrica, sofferente e
costretta al silenzio. Noi sappiamo
che nell'86 voi approvaste una
risoluzione per il totale
disinvestimento contro l'apartheid.
(...) Oggi molti attivisti
israeliani per i diritti umani vi
sarebbero molto grati se voi poteste
rendere un analogo servizio
umanitario alla popolazione
palestinese. Come atto di semplice
solidarietà. Oggi, la maggioranza
dei tre milioni di palestinesi vive
sotto la più brutale occupazione
militare israeliana.
E' per questo
che noi speriamo che voi approverete
la più forte risoluzione possibile
perché Ann-Arbor si ritiri da ogni
investimento, transazione o fondi di
pensione che eventualmente abbia in
compagnie o fondi che intrattengano
affari con Israele. Noi speriamo che
voi vi ricordiate quanto bene
abbiate fatto per il Sudafrica, e
che oggi facciate lo stesso per i
milioni di palestinesi, che devono
affrontare un analogo strangolamento
razziale ed etnico, sotto il
controllo di uno Stato estremamente
potente e militarizzato.
La 'democrazia
israeliana', di cui sentite molto
parlare, non è assolutamente tale
quando ha a che fare con questi tre
milioni di palestinesi, che da
generazioni vivono sotto
l'occupazione militare israeliana.
Il potere militare israeliano conta
su armi nucleari, un'infinità di
elicotteri e carri armati, e su
miliardi di dollari elargiti ogni
anno dal governo degli Stati uniti.
Lo smisurato arsenale israeliano
oggi è dispiegato contro una
popolazione civile palestinese
lasciata completamente sola, ogni
persona sigillata nel suo villaggio
dai tanks e dal filo spinato.
Lasciate che
noi premiamo sul governo di Israele
- più forte di tutti i suoi vicini
messi insieme - perché liberi
immediatamente la popolazione
palestinese dalla più razzista
dellle occupazioni militari.Noi non
vogliamo che la popolazione
palestinese rimanga ancora
imbottigliata, alla mercé di una
occupazione militare soffocante.
(...)
E' evidente
che gli israeliani e palestinesi,
che lavorano insieme contro questa
occupazione militare violenta e e
razzista, saranno incoraggiati nel
sapere che voi ci avete dato ascolto
nel vostro Consiglio comunale. Per
favore, decidete di disinvestire
dalle compagnie e fondi che fanno
business in Israele".
Seguono 21
firme, fra cui Rony Armon, di Tel
Aviv; Rachel Giora, professoressa di
linguisttica alla'università di Tel
Aviv; Jacob Katriel, professore
all'Istituto israeliano di
Tecnologia; Hanna Knaz, del kibbuz
Gan Shmuel; Anat Matar, associato di
filosofia all'università di Tel
Aviv; Allegra Pacheco, magistrato;
Tanya Reinhart, professoressa di
linguistica dell'università di Tel
Aviv; Aharon Shabtai, poeta; Gideon
Spiro, giornalista di Gerusalemme.
LA
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO CESSERA'
QUALORA LE AUTORITA' ISRAELIANE
PROCEDANO ALLA CESSAZIONE
DELL'OCCUPAZIONE MILITARE DEI
TERRITORI PALESTINESI E AL RITIRO
DEGLI INSEDIAMENTI COLONIALI
CONSENTENDO LA NASCITA DI UNO STATO
PALESTINESE INDIPENDENTE E
PIENAMENTE SOVRANO E LA POSSIBILITA'
AI PROFUGHI PALESTINESI DI TORNARE
NEL LORO STATO
Il Forum
Palestina
fonte:
http://www.forumpalestina.org/news/2008/Ottobre08/Aziendeitaliane/AziendeItaliane.htm
-
"I costi
dell'Intifada, Israele in ginocchio.
Ma per i palestinesi è un disastro".
Speciale di Giorgio S. Frankel sul
Sole 24 Ore del 28 gennaio 2002
-
A settembre
del 2000, il leader della destra
Ariel Sharon, decide di andare a
passeggiare sulla spianata delle
Moschee a Gerusalemme. La reazione
dei palestinesi alla provocazione
innesca una serie di scontri che
dilagano ben presto in tutta la
Palestina dando vita alla seconda
Intifada.
-
Gran parte dei dati riportati in
questo dossier sono reperibili sui
siti della Camera di Commercio
Italia-Israele, della Bank
Leumi-le, di Ahavat Eretz
Israel-Israeli Venture Capital, di
Telecom Lab e del Sole 24 Ore e
dai settimanali economici Affari e
Finanza e CorrierEconomia
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