NAKBA 60

1948-2008
: 60 anni di colonialismo sionista
1948-2008
: 60 anni di Nakba
(catastrofe)
palestinese
Finchè non appariranno in tutta la loro chiarezza i
veri progetti occulti della follia millenarista sionista,
non si comprenderà a fondo il pericolo cui l'umanità sta
andando incontro.
«Così cadrà su di voi la
punizione per tutto il sangue innocente sparso sulla
terra, dall’uccisione di Abele il giusto, fino
all’uccisione di Zaccaria,
che avete assassinato tra
il santuario e l’altare. » (Mt 23,35).
Anno III - COMUNICATO 63 -
21 AGOSTO
2008
Esci
dalla tua terra
Report pellegrinaggio
di giustizia 2008

Cosa significa vivere per sopravvivere, cercando di “tirar
fuori dalla roccia” il pane, i vestiti e i quaderni per i
nostri figli? Riusciamo noi ad immaginarlo?
Riusciamo a fare spazio dentro i nostri pensieri e il
nostro cuore alla quotidiana fatica e alla fierezza di un
popolo che nonostante tutto non si arrende?
Vorremmo che i bambini palestinesi avessero tanti quaderni
da riempire di sogni e progetti e tanti colori per
colorare le loro giornate con la speranza di un domani
meno duro.............
............Rabbia,
quanta rabbia nei loro occhi, negli occhi del popolo
palestinese, una rabbia forte ma mostrata e portata con
una dignità che noi europei invidiamo; privati della loro
terra, privati delle loro case, famiglie divise da un
muro, un muro che allontana la voglia di pace, che aiuta
solo ad aumentare la distanza, che aumenta la collera e la
rabbia. Ma nonostante questo non vediamo odio. abbiamo
incontrato un popolo che chiede solo che gli venga
restituita la sua dignità e la sua libertà.............(leggi
tutto)
Abuna Nandino
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www.TerraSantaLibera.org
Anno III - COMUNICATO 62 -
20 AGOSTO
2008
Il gioco al massacro per
lo "scontro di civiltà" continua
ed i registi sono sempre
gli stessi, worldwide.
A
seguito del nostro ultimo editoriale, che abbracciava e
affrontava anche i venti di guerra provenienti dalla
Georgia, facendo sentire la nostra voce fuori dal coro,
che veniva in qualche modo confermata dalle dichiarazioni
di Maurizio Blondet nel suo
"Governo
georgiano, ministri israeliani" pubblicato per
effedieffe.com,
desideriamo evidenziare ancor più i reali problemi che
sono alla base della crisi caucasica e che non possono
essere imputati semplicemente alla Russia di Putin, ma ad
uno spregiudicato gioco al massacro da parte dell'asse
atlantico, il quale non si è stracciato le vesti nè ha
minacciato la rottura di delicati equilibri internazionali
quando a compiere atti di guerra, ruberie in grande stile,
nonchè veri massacri ai danni della popolazione civile
(vedi Libano, Palestina, Iraq, Serbia, Kosovo) furono i suoi figli
prediletti, Usa-Israele in testa. Ripubblichiamo quindi
due articoli usciti di recente, uno a firma di
Sergio Romano per il Corriere
della Sera ed uno
a cura di Alberto Brambilla
(News ITALIA PRESS) che riprende e analizza dichiarazioni
di Enrico Galoppini,
Redattore di Eurasia. Giornalisti e scrittori appartenenti
a scuole e mondi diversi, ma che giungono nella sostanza a
mettere il dito sulla stessa piaga, evidenziando aspetti
altrimenti sottaciuti dalla grande stampa.
Questi due articoli, uniti a quello già proposto da
Blondet, ed al nostro umile
editoriale, speriamo possano riuscire ad aprire un varco
per una migliore analisi e comprensione, fuori dai loghi
comuni nei quali vorrebbero intrappolarci i soliti
istigatori allo "scontro di civiltà".
Mentre Sergio Romano infatti scriveva il suo editoriale
per il Corriere, con trafiletto in prima pagina ed il
seguito a pag. 39, per "par-condicio" veniva dato
ampio risalto al Reportage, prima pagina colonna centrale,
di Bernard Henry Lévy, con seguito a riempire
completamente la seconda e terza pagina.
Ma neppure il Lévy, nonostante le sue posizioni partigiane
scontate, è riuscito a evitare di ammettere ciò che ormai
egli sa essere di dominio pubblico, affidando perciò alle
parole di un generale russo, foto alla mano, la
rivelazione del fatto che gran parte dell'armamento
georgiano fosse di fabbricazione israeliana. E questa è
solo la punta dell'iceberg.
Cosa c'entra tutto ciò con la Terra Santa e gli equilibri
mediorientali?
Andatelo a chiedere ad un arabo palestinese, che le stesse
armi le ha già assaggiate e che vengono puntate contro la
sua famiglia ogni giorno, ai posti di blocco che devono
attraversare per motivi familiari, di studio, di lavoro.
Buona lettura.
Redazione
www.TerraSantaLibera.org
Le paure di uno zar
di Sergio Romano per il Corriere della Sera
del 20 agosto 2008

Nel Corriere di ieri Alberto Ronchey
si è chiesto quali siano le motivazioni
della politica di Putin. Un disegno geopolitico o
«geoenergetico » per la riconquista dello spazio imperiale
perduto dopo la disintegrazione dell'Unione Sovietica? Il
timore dei due colossi — gli Usa e la Cina — che incombono
sulle sue frontiere? La mia interpretazione è personale e
potrà sembrare a qualche lettore troppo «filo-russa». Ma
non intendo assolvere Putin dai suoi peccati e
giustificare le sue intemperanze. Voglio soltanto
ricordare che non è possibile trattare con un grande Stato
senza cercare di comprenderne le percezioni, le ambizioni
e le paure. Putin è uno zar restauratore e modernizzatore.
Vuole restituire ai suoi connazionali l'orgoglio perduto.
Vuole preparare il suo Paese ad affrontare le sfide del
futuro. Vuole instaurare un sistema economico che assicuri
la prosperità e la crescita civile della società russa.
Per raggiungere questo scopo non poteva permettere che le
maggiori risorse naturali della nazione (soprattutto
petrolio e gas) restassero nelle mani di oligarchi o di
società straniere che hanno conquistato pezzi di ricchezza
russa nel momento della sua maggiore prostrazione. Per
sbarazzarsi di questi corsari dell'economia ha agito senza
scrupoli...............(leggi
tutto)
Georgia, la NATO incalza e i media si schierano: "Una
sinfonia monocorde"
Enrico Galoppini, redattore di «Eurasia»:
"La Georgia è un paravento per altri interessi e tutto
questo strillare tradisce la sensazione che la partita non
stia andando affatto bene".
Servizio a cura di Alberto Brambilla | News ITALIA PRESS

Bruxelles
- Oggi nella capitale belga si è tenuta la riunione,
indetta dagli Stati Uniti, dei commissari degli esteri dei
paesi NATO. Obiettivo dell'incontro è stata la ricerca di
una posizione unitaria dell'Alleanza Atlantica nei
confronti del conflitto in Georgia. Il messaggio che esce
dal palazzo è che i rapporti con Mosca "non
saranno mai più come prima", come
dichiarato da Jaap de Hoop Scheffer - segretario generale
NATO. Le voci si susseguono e le dichiarazioni fioccano.
Nel dibattito è intervenuto anche il ministro degli esteri
italiano, Franco Frattini, che ha sottolineato come il
vertice sia stato "una
vittoria dell'unità della Nato", che lascia
aperto uno spiraglio per la Russia ma allo stesso tempo
pone "il ritiro
immediato delle truppe" come
"prima condizione".
Caustico il commento del segretario generale degli Stati
Uniti,
Condoleezza Rice, che si difende e
riattacca: "Non
sono gli Usa che vogliono isolare la Russia, ma è Mosca
che si sta isolando invadendo i suoi piccoli vicini e
bombardando". "Da
questa riunione - aggiunge -
esce un segnale molto
chiaro, e cioè che la Nato, giunta fino a questo punto
dalla fine della Guerra fredda, non ha intenzione di
permettere che venga tracciata una nuova linea all'interno
dell'Europa". Una linea di separazione,
s'intende.
Il conflitto nel Caucaso, iniziato ai primi di questo
mese, è stato generato dall'attacco da parte del governo
di Tbilisi ai danni dell'Ossezia del Sud. Con l'intenzione
di "ristabilire l'ordine costituzionale", come scrive il
giornalista Seumas Milne nell'articolo "Espansionismo
statunitense più che aggressione russa",
pubblicato sul The Guardian del 14 agosto. Un articolo
illuminante che spiega gli antefatti del conflitto
odierno, di cui spesso si dimenticano ruoli, vittime e
retroscena. Basti ricordare, per adesso, due fatti: il
primo, nel 2003 la Georgia attaccò l'Iraq al fianco
dell'esercito americano. Il secondo,
Bush ha definito la
Georgia un "governo democratico" ma sia
Saakashvili che il suo predecessore sono saliti al potere
a seguito di colpi di stato "appoggiati dall'Occidente" -
come ricorda Milne. Per questo motivo "il
presidente georgiano va interpretato nient'altro che come
un esecutore di ordini altrui", spiega
Enrico Galoppini,
redattore della rivista Eurasia.....................(leggi
tutto)
Anno III - COMUNICATO 61 -
18 AGOSTO
2008
Ramallah, 13 agosto 2008.
Non è stato facile raggiungere il cuore della città, la
Moukata, cullato da un fiume di oltre diecimila
palestinesi venuti ad abbracciare il loro poeta Mahmoud.
E’ come se l’intero popolo, ogni giorno da sessant’anni
umiliato e oppresso, in questo giorno sia stato attratto
qui dalla voce altissima di Darwish, inascoltato profeta
di una liberazione mai compiuta. La terra che Israele
ininterrottamente continua a rubare, dal villaggio di
Mahmoud, Al Barweh, agli altri quattrocento distrutti
nella Nakba, oggi vuole aprirsi e custodire nel suo grembo
il suo amatissimo figlio............(leggi
tutto)
Abuna Nandino

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Anno III - COMUNICATO 60 -
11 AGOSTO
2008
Nella quasi totale
inconsapevolezza
dei popoli,
specie
quelli delle
Nazioni amiche d'Israele, nella maggior parte dei casi
impegnati a trascorrere una normale estate vacanziera, con
un occhio puntato sulle Olimpiadi che si svolgono nella
più grande dittatura post-comunista/neo-capitalista ed un altro sui venti
di guerra che percorrono oleodotti contesi, si continua a
consumare una delle tragedie moderne, la più lunga nel
tempo e la più dolorosa per un
intero popolo, nella carne
e nello spirito. La Palestina, Nazione senza terra abitata
da un popolo senza diritti, continua ad essere stritolata
dalla politica di silenzioso annientamento della
popolazione araba autoctona, privata delle più semplici ed
elementari necessità per poter svolgere una vita che si
possa definire in qualche modo normale.
E' agosto,
e mentre quasi tutti si concedono un meritato riposo, la
stampa d'informazione, con i suoi addetti disponibili,
continua a svolgere opera di propaganda, ognuno per i
propri interessi di parte. Nè gli organi di stampa
dichiaratamente di destra, nè quelli dichiaratamente di
sinistra, fanno eccezione nella mala-informazione
propalata come verità. In effetti ognuno dice la sua
porzione di verità, ma solo forse leggendoli tutti si riuscirebbe ad avere
un'idea che più si avvicini alla realtà.
Sempre che si
riescano a cogliere le porzioni giuste.
A penne
eccellenti si affiancano mediocri scribacchini che devono
riportare quello che la televisione di stato cinese vuole
che venga riferito, e che i diplomatici e politici non
vogliono che venga detto.
Mica c'è una svastica sulla
bandiera cinese e quei 5000 condannati a morte ogni anno
cosa volete che siano?!? Cosa volete che sia obbligare
all'aborto madri di famiglia felici di essere incinte?!?
Cosa volete che sia aver creato un'industria del commercio
d'organi umani sulla pelle dei condannati (facilmente per
ciò) a morte?!? Cosa volete che sia, per una Nazione che
ostenta con orgoglio di essere erede di un'ideologia di
libertà e giustizia, negare i più elementari diritti
all'informazione, alla critica, allo scambio d'idee, alla
libera associazione e libertà di culto?!? Falci e
martello, maoismo e marxismo-leninismo in chiave
orientale, hanno ridotto in schiavitù oltre un miliardo di
persone, mentre i dirigenti di tale Stato, burocrati di
partito e militari di carriera, moderni mandarini, vengono
accettati e riveriti da tutti pubblicamente. Il cielo
sopra Pechino è perennemente grigio, tanto da offuscare il
sole, a causa dell'inquinamento. Il popolo tibetano
violentato ed espropriato di ogni diritto naturale, con la
sua leadership accettata e riconosciuta da millenni,
costretta all'esilio. Ma la Cina è una grande potenza e
quindi non è il caso di insistere tanto. E poi gli affari
sono affari...
Anche
Israele è una grande nazione democratica, anzi a
quanto ci riferiscono gli organi di stampa accreditati
"l'unica democrazia mediorientale".
Alla faccia
della democrazia e del caciocavallo, direbbe mastro
Totò, che di caciocavalli se ne intende. Se quelle sono
democrazie, popolare una ed ebraica l'altra, allora era
meglio quando si stava peggio, confermerebbe mastro Totò.
Altri
luminari della stampa, gli stessi che invocano lo
scontro di civiltà, chiamano a raccolta l'occidente in una
crociata contro la Russia di Putin, colpevole di non voler
permettere l'indipendenza dell'Ossezia del sud. A me era
sembrato, sin dalle prime battute, che fosse stata la
Georgia, sotto protettorato americano, ad invadere
l'Ossezia, sotto protettorato russo, e quindi a scatenare
la reazione, effettivamente massiccia, dell'esercito russo
a protezione e ristabilimento dei confini. Le motivazioni
politiche e dei diritti umani, di etnia o di religione,
lasciano il tempo che trovano. La realtà è che la
geopolitica americana nell'area è sempre più invasiva
(diverse migliaia di unità militari USA sono stanziate in
Georgia) e che il controllo dell'oleodotto che attraversa
l'area è strategico per isolare ancor più la Russia. Ovvio
che la Russia non ce ne stia: giochi olimpici o meno.
Perchè di Putin
si può dire quel che si vuole, ma non che sia uno scemo o
un pupazzo. Come invece qualche texano beone, che ha
compiuto carneficine inaudite tra le popolazioni, e ancora
continua, in questi ultimi anni, in nome di Dio, a
chiamare a raccolta l'occidente per reclutare le Nazioni
in una guerra globale organica a Sion: un talebano
usraeliano. E l'Iran è già nel mirino, quale regalo di
fine presidenza per il prossimo tirapiedi dell'AIPAC.
Leggendo poi il
resoconto particolareggiato di Maurizio Blondet,
"Governo
georgiano, ministri israeliani", che riportiamo
a seguire, ma consultabile anche sul sito delle edizioni
EffeDiEffe.com, il quadro si
fa ancor più nitido, e così per le vere regie di questa
guerra caucasica.
I venti di
guerra soffiano sempre più forti, anche se siete
assorti ad osservare atleti in competizione, in nome della
pace. E' la farsa ipocrita e macabra della politica. E
spesso, se non sempre, se volete scoprire le cause di
avvenimenti catastrofici, dovete guardare molto lontano
dal luogo della deflagrazione, senza accontentarvi delle
ragioni che vi vengono presentate già belle e pronte su un
vassoio d'argento. Ma la pigrizia sovente prende il
sopravvento e riesce più facile credere quel che dà meno
pensiero.
Chi può,
dopo aver ben controllato di aver messo l'abbronzante e il
dopo sole in borsa, legga come se la passano alcuni amici
amministrati dall'unica democrazia mediorientale.
Quanto
riferito, nei due testi
"Così vicino così lontano"
e
"Ma nonostante tutto
coltivano la speranza", redatti dagli amici
del Team di Ricucire la Pace, mi è stato confermato ieri
mattina, con toni ancor più crudi, da alcuni miei amici
residenti a Betlemme, a Jerico, a Gerusalemme. La
giudaizzazione di Gerusalemme incalza, lo strangolamento
della misera economia di sopravvivenza palestinese è
sempre più serrato: il lento, silenzioso, inplacabile,
genocidio del popolo arabo di Palestina, la sua esclusione
dalle terre e proprietà, il logoramento dei nervi dei
padri di famiglia, dovuto a condizioni di lavoro e di vita
disumane, non conosce sosta e sazierà la voracità e
caparbietà giudaico-sionista solo quando sarà cancellata
ogni velleità nazionale arabo-palestinese e la sua
leadership accreditata e riconosciuta sarà totalmente
soggiogata nel ruolo di meri esecutori della politica di
Tel Aviv.
Sarà con
loro, con i kapò dei lager palestinesi, che sarà
costruita la pace.
Una pace
fasulla come l'ideologia che tiene insieme lo Stato
ebraico d'Israele.
E' per questo
motivo, per la sua falsità, che il sistema sionista è
destinato a cedere e scomparire. Nessun sistema basato
sulla violenza e sulla malvagità è mai durato troppo a
lungo nella storia. 50 anni? 100? Poi viene divorato dalle
sue stesse creature. E' solo questione di tempo.
Il sionismo,
esclusivista, razzista, feroce e "biblicamente" spietato,
morirà.
Redazione
www.TerraSantaLibera.org

BENVENUTI A BETLEMME
Foto d'archivio di
www.TerraSantaLibera.org
Il giornalista Maurizio Blondet
conferma, con maggior dovizia di particolari, i retroscena
e la regia usraeliana nelle vicende di guerra georgiane,
che avevamo anche noi ben odorato. Ottimo Blondet.
(Nota di Redazione)
Governo
georgiano, ministri israeliani
Maurizio Blondet per www.effedieffe.com
11 agosto 2008

Si è già citato il ministro georgiano
Temur Yakobashvili, che l’8 agosto ha parlato alla Radio
dell’Armata Israeliana per dichiarare, esultante di doppio
amor patrio, che «Israele deve essere fiero» per
l’addestramento che gli istruttori di Sion hanno fornito
ai georgiani.Yakobashvili è ebreo, parla correntemente
ebraico ed è ministro della «reintegrazione territoriale»,
ossia il responsabile degli atti compiuti contro le due
provincie russofone dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud.
Una posizione chiave, evidentemente.
Non basta. Anche il ministro della Difesa georgiano David
Kezerashvili è ebreo. Anzi, non solo: è «un israeliano che
parla ebraico correntemente ed ha fortemente contribuito
alla cooperazione fra i due Paesi». Lo afferma una fonte
insospettabile, l’agenzia sionista Ynet.news, in un
articolo che ha tutta l’aria di essere un tentativo di
limitare i danni d’immagine provocati dal coinvolgimento
israeliano nel conflitto georgiano (1). Secondo l’agenzia,
il governo israeliano ha perfino cercato di moderare le
richieste di armamenti ricevute da Saakashvili.
E’ tutta colpa di David Kezerashvili: «La sua porta era
sempre aperta agli israeliani (privati, si capisce) che
venivano ad offrire al suo Paese sistemi d’arma fabbricati
in Israele, trattative che erano molto rapide, a causa
dell’interesse personale del ministro della Difesa».
Fra gli israeliani (privati cittadini) che hanno
approfittato della così buona disposizione dell’israeliano
ministro della Georgia, Ynet.News enumera «l’ex ministro
(israeliano) Roni Milo e suo fratello Shlomo, già
direttore generale delle Military Industries, il generale
di brigata (a riposo, si capisce) Gal Hirsh e il generale
maggiore (in pensione, ovvio) Yisrael Ziv».
Roni Milo occupava l’alacre vecchiaia come «rappresentante
di Elbit Systems e Military Industries», due privatissime
aziende di Sion, che grazie a lui hanno rifilato alla
Georgia «veicoli teleguidati (RPV), torrette automatiche
per veicoli corazzati, sistemi anti-aerei, sistemi di
comunicazione, proiettili d’artiglieria e razzi».
Gal Hirsh ammazzava il troppo tempo libero «fornendo
consulenza all’esercito georgiano sulla formazione di
unità di elite simili al Sayeret Matkal (2) nonchè sul
riarmo, e tenuto lezioni sull’intelligence in zona
d’operazioni e il combattimento in aree abitate», una
specialità che Israele ha affinato abbattendo coi
bulldozer le case palestinesi a Gaza. Hanno fatto tutto
questi arzilli vecchietti, succhiando il 70% del magro PIL
georgiano.
Infatti, assicura Ynet.News, quando «gli israeliani
operanti in Georgia hanno cercato di convincere la Israeli
Aerospace Industries di vendere alla Air Force georgiana
varii sistemi d’arma, ne hanno ricevuto un rifiuto. Il
motivo stava nella speciale relazione creata tra Aerospace
Industries e Russia per l’ammodernamento di caccia
sovietici, e la paura che vendendo armi alla Georgia quel
contratto sarebbe stato cancellato».
L’agenzia israeliana deve ammettere che «le attività
israeliane in Georgia e i contratti relativi erano tutti
autorizzati dal ministero della Difesa, che vede nella
Georgia un Paese amico (con almeno due ministri israeliani
in carica a Tbilisi, come non rispondere alla voce del
cuore?) a cui non c’era ragione di non vendere armi simili
a quelle che Israele vende a tanti altri Paesi nel mondo».
Tuttavia, col crescere della tensione tra Russia e
Georgia, «voci si sono alzate in Israele, specie nel
ministero degli Esteri, per chiedere alla Difesa di essere
più selettiva nell’approvazione dei contratti con la
Georgia».
Pare di sentirla Tzipi Livni, la grande amica di Kippà
Fini: siate più selettivi, ci stanno guardando. «Era
chiaro che troppo sistemi d’arma di inequivocabile
fabbricazione israeliana in mano all’armata georgiana
erano come un mantello rosso agitato davanti al toro».
Negli ultimi tre mesi i russi avevano intercettato e
catturato tre di quei veicoli teleguidati RPV (droni senza
pilota della Elbit) con la sigla Made in Israel. Ciò, a
parere di YNET.News, era un segnale: i russi «sono
arrabbiati».
Sicchè «in maggio si è deciso di approvare futuri
contratti con la Georgia solo per la vendita di sistemi
d’arma non-offensivi (sic), come sistemi computerizzati
d’intelligence e comunicazione». E alla sede di Military
Industries, una fonte «altissima» assicura: «Al contrario
di quel che dicono certi giornali (non si riferiva a
quelli italiani, ndr) l’attività di Military Industries in
Georgia era molto limitata. Abbiamo fatto qualche
lavoretto per loro parecchi anni fa, ma il resto dei
contratti è rimasto sulla carta».
Ciò contrasta con qualche piccolo dato di fatto. Per
esempio: in Israele è nata persino un’agenzia turistica,
la «Authentico», che prospera organizzando viaggi e visite
alle splendenti bellezze naturali ed artistiche di
Kartulia. E il proprietario della Authentico, tale Dov
Pikulin, ammette: «Gli israeliani sono i maggiori
investitori nell’economia georgiana. Sono tutti lì,
direttamente e indirettamente». Ciò conferma l’esultanza
del ministro Yakobashvili, il figlio di Yakov così fiero
della sua Israele-Georgiana.
Si può sempre sbagliare, ma secondo ogni apparenza, dietro
il fantoccio di Saakasvili s’è insediato in Georgia un
governo israeliano, una succursale di Sion con ministri di
cittadinanza israeliana in posizioni-chiave.
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